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    March 15

    UN PO' DI GIUSTIZIA

     
     
     
     
     
     
     
    ...COMO A LOS NAZIS LES VA A PASAR,
    ADONDE VAYAN LOS IREMOS A BUSCAR!!!!!!!!
     
     
     
     
     
    gracias Italia,
                  grazie Italia!!!!!!!!
    ERGASTOLO PER 5 EX UFFICIALI ARGENTINI
    La corte d'Assise di Roma ha condanato all'ergastolo 5 ex ufficiali della Marina argentina accusati di aver ucciso 3 cittadini di origine italiana, scomparsi in Argentina nel periodo della dittatura militare. Per Jorge Eduardo "Tigre" Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Hèctor Antonio Febres e Antonio Vanek disposta anche la pena accessoria di un anno di isolamento in carcere.Roma 14/03/07
     
     
     
     
    May 23

    RITA PRESIDENTE

    SIAMO TUTTI SICILIANI!!
    Il 28 Maggio in Sicilia si vota per il rinnovo del Consiglio Regionale.I cittadini siciliani sono chiamati a scegliere chi li dovrà governare per i prossimi cinque anni.Un confronto elettorale acceso e di fondamentale importanza per il futuro di quella terra:Rita Borsellino per il centrosinistra contro Totò Cuffaro per il centrodestra.Un duello non solamente amministrativo,ma anche etico-politico-culturale.Una partita tra legalità e illegalità.Il mio blog da ormai quasi un mese ha inserito il banner del sito di RITA BORSELLINO PRESIDENTE,un sostegno inequivocabile per una candidatura in grado di restituire alla Sicilia la dignità che merita.La sorella di Paolo,in teoria,partirebbe in svantaggio,costretta a rincorrere il suo avversario indagato per mafia.Inevitabilmente il tutto si tradurrà in una lotta all'ultimo voto.Da fonti ben informate è possibile votare per corrispondenza anche per i siciliani che abitano in altre parti d'Italia..appena so ulteriori informazioni provvederò a farvele pervenire tramite questo stesso Blog.Intanto posto questa letta del Comitato Rita Presidente,apparsa qualche giorno fa anche sul Blog di Beppe Grillo..

    Hic Sicilia, hic salta

    L'Italia non cambierà fino a quando la Sicilia non cambierà.
    Oggi l'Italia ha una grande opportunità, una grande persona: Rita Borsellino, per la presidenza della Regione Sicilia. Rita dà fastidio a destra e forse soprattutto a sinistra.
    Invito chi mi conosce, chi crede in un nuovo Rinascimento italiano, chiunque voglia un vero cambiamento in questo Paese ad appoggiarla pubblicamente.
    Di seguito una lettera da Palermo sulle prossime elezioni regionali.

    " A mani nude i magistrati sono stati uccisi, a mani nude poliziotti e carabinieri hanno cercato nei crateri del tritolo i corpi dei loro colleghi, a mani nude preti coraggiosi sono stati abbandonati nelle loro periferie e poi uccisi o trasferiti, a mani nude i giovani coltivano la terra confiscata alla mafia per vedere i loro raccolti distrutti, a mani nude altri giovani vanno via. A mani nude sono morti giornalisti, imprenditori, liberi pensatori.
    A mani nude noi donne e uomini siciliani scendiamo in piazza, parliamo con la gente, aiutiamo le donne e i bambini delle periferie, i senza casa, i migranti. A mani nude combattiamo come meglio possiamo la mafia, da sempre.

    La mafia che respiriamo nell’aria dalle esalazioni delle eco-mafie, che unge quelle poche monete e banconote che teniamo in tasca, che ospita nei suoi edifici scolastici i nostri figli, che ci cura nelle sue strutture sanitarie; la mafia che fa salire, con l’addizionale del pizzo, il prezzo dei nostri consumi; la mafia che s’infiltra in una compiacente burocrazia pachidermica che porta alla rassegnazione di chi chiede come un favore, in cambio del voto, tutto ciò di cui ha pienamente diritto; la mafia che si annida nell’incuria dei nostri monumenti e nel vigore del cemento abusivo.

    A mani nude restiamo soli a perdere battaglie politiche combattute con armi impari, a mani nude restiamo invisibili ai leader del centrosinistra, a mani nude abbiamo individuato la candidata ideale alla Presidenza della Regione Siciliana, a mani nude abbiamo imposto le elezioni primarie per la scelta del candidato della coalizione, a mani nude le abbiamo vinte, a mani nude stiamo cercando di vincere le elezioni regionali. A mani nude la nostra candidata, con una forza angelica e sovrumana, con le armi della trasparenza e dell’onestà, percorre da mesi le strade della Sicilia parlando alla gente da qualsiasi postazione, anche dal tetto di un camion, e lì dove riesce ad arrivare è amata da tutti. La sua faccia pulita e onesta occhieggia dai nostri muri sovrastata dalle gigantografie degli avversari: troppe, troppo grandi, abbiamo soltanto le lenzuola ai balconi per contrastarle.
    Potremmo anche perdere se non capirete tutti che la battaglia è di tutti noi. Il mondo ci guarda: giornalisti stranieri giungono qua, incuriositi da queste strane elezioni, rese ancora più emblematiche dall’arresto del boss Provenzano.
    MA L’ITALIA DOV’E’?
    Che queste elezioni abbiano un significato enorme lo sa il centrodestra, che, infatti, ha dispiegato forze inimmaginabili. La Sicilia è la sua ultima o più forte roccaforte e queste elezioni possono conferire forza, o togliere forza anche alle gambe del neo governo nazionale di centrosinistra. Noi, voi, ci rendiamo conto di questo?
    Si perde quando si è soli e soli non vogliamo essere più, si perde quando i nostri leader pensano di poter vincere con i comizi degli ultimi giorni e qualche manifesto per strada. E’ ovvio che non basta e lo dimostrano le nostre sconfitte. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Abbiamo bisogno che voi, veniate in massa a vivere con noi questa primavera di passione politica: leader, dirigenti, movimenti di centrosinistra, intellettuali, artisti, gente di spettacolo, persone oneste. Venite con noi nelle periferie a parlare con la gente, a cantare, a recitare, a tenere comizi in piedi sulle sedie, a sgolarci dai megafoni delle automobili. Se avete il peso per essere ascoltati lanciate appelli pubblici dalle pagine dei giornali nazionali. Altrimenti contattate amici, parenti e conoscenti siciliani, per convincerli a votare per Rita Borsellino e appendere ai loro balconi lenzuoli bianchi con su scritto: RITA PRESIDENTE!."

    Palermo, 21 Aprile 2006
    Mariadele Cipolla, Comitato XX Settembre per Rita Presidente

     

    DAL BLOG DI LAURA:http://laura56.blog.tiscali.it


    Metablog Msn di Sinistra!
    May 22

    FESTA DELLA REPUBBLICA

          Due giugno
    Se si annunciasse l'immediato ritiro dei nostri militari, quella sì sarebbe una Festa della Repubblica
    Si avvicina il 2 giugno, festa della Repubblica. Repubblica nata dalla Resistenza, Repubblica nata dopo un conflitto tra i peggiori della storia dell'umanità, la seconda guerra mondiale. Repubblica fondata su una Costituzione che ripudia la guerra. Il ripudio non è solo un rifiuto, che già sarebbe abbastanza: il ripudio è un disconoscimento, una sconfessione, di qualche cosa che si è conosciuto, appunto, fin troppo bene.

    Festeggiamolo in modo degno, questo 2 giugno, riportando a casa i militari che sono in guerra.

    Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, ha parlato dei “valori, tra loro inscindibili, del ripudio della guerra e della corresponsabilità internazionale per assicurare la pace e la giustizia nel mondo”.

    Ha detto che c'è bisogno di “un nuovo ordine internazionale di pace e di giustizia. Un ordine di pace nel quale possa espandersi la democrazia e prevalere la causa dei diritti umani, e insieme assicurarsi un governo dello sviluppo che contribuisca a scongiurare tensioni e rischi di guerra, e ponga un argine all'intollerabile, allarmante aggravarsi delle disuguaglianze a danno dei paesi più poveri, dei popoli colpiti da ogni flagello come quelli del continente africano”.

    Queste due frasi potrebbero essere la chiave per un due giugno che davvero la festeggi, questa Repubblica. Perché le situazioni di conflitto, lo dimostrano tutte le avventure militari degli ultimi anni, compresa quella kosovara, non si risolvono con le armi. Perché pace e giustizia, e solo pace e giustizia, possono scongiurare – come dice il Presidente Napolitano – i rischi di guerre e conflitti. Perché solo pace e giustizia possono sconfiggere il terrorismo e la disperazione data dalle diseguaglianze che rendono schiavi otto abitanti su dieci del pianeta.

    Un giorno di guerra in Iraq costa, solo agli Stati Uniti, 177 milioni di dollari, circa 140 milioni di euro. E cioè 70 ospedali al giorno (ospedali veri, come quelli che abbiamo da noi, non quelle specie di lebbrosari che disseminiamo per il mondo). Oppure circa 700 scuole. Al giorno.

    L'Italia, fino a oggi, ha speso circa 1900 milioni nella guerra irachena. Per ogni milione di euro spesi in “aiuti” (doverose le virgolette visto che nessuno sa dove siano effettivamente finiti i nostri soldi), cento sono andati in spese militari: così funziona la macchina in Iraq.

    Festeggi l'Italia, questa Festa della Repubblica, investendo quei soldi nella pace, e non nelle guerre di rapina mascherate da missioni umanitarie. Cominci, il nuovo governo, a fare la sua parte per portare, come indicato dal Presidente Napolitano, pace e giustizia nel mondo”.

    Se il 2 giugno si annunciasse l'immediato ritiro dei nostri militari, quella sì sarebbe una Festa della Repubblica.
    Maso NotariannI- PeaceReporter
    May 07

    A 28 ANNI DELLA MORTE DI PEPPINO IMPASTATO

    Lettera ai compagni di Peppino, per ricordare
    e, se è possibile, per continuare
     
    Io non so
    se è ancora possibile
    parlare senza mentire
    guardarsi negli occhi
    senza abbassare le palpebre
    ripensare i giorni dei vivi
    (quando Peppino
    era ancora tra noi
    e la sua vita era nuda
    febbrile
    e le sue lacerazioni
    chiedevano tenerezze negate
    abortite carezze)
    e le notti dei morti
    (quando il suo corpo
    fu steso sul binario
    le gocce del suo sangue
    esplosero nel lampo del tritolo
    e il suo nome
    fu cancellato sui manifesti
    il suo volto offeso
    da nemici più feroci degli assassini)

    Io non so se è ancora possibile
    ricordarlo
    e ricordarci

    sono trascorsi pochi anni
    ma è passato un tempo più lungo
    di mille eternità
    e oggi abbiamo
    mani più vuote
    della bara che portava
    le sue briciole
    oggi siamo nudi
    più dei suoi nervi
    che bucavano la pelle
    siamo disperati
    più di quando meditava il suicidio
    e lanciava al mondo
    la sfida dei suoi fallimenti

    Il millennio muore
    in una infinita Chernobyl
    del desiderio e della speranza

    Non vogliamo più piangere
    non abbiamo più certezze
    e cerchiamo di arredare
    i nostri giorni
    con mani più umili
    di quelle che allevavano
    sogni e furori
    nelle viscere del ’68
    ma una sola cosa
    vorrei che ci dicessimo

    (se è ancora possibile
    parlare senza mentire
    guardarci negli occhi
    senza abbassare le palpebre)

    che non possiamo consegnarci
    alla viltà e alla menzogna

    Peppino ci unisce

    se sappiamo ancora
    vivere la sua vita
    in una stagione diversa
    con nuove immagini
    e nuove parole
    ma con la stessa volontà
    di negarsi alla crudeltà degli assassini
    alle astuzie dei mercanti
    che offrono scampoli di potere
    per elevare al cielo
    le loro piramidi di voti
    alle chiacchiere di chi copre
    la sua svendita
    al migliore offerente
    con patacche senza valore

    Peppino ci divide

    se non abbiamo più voglia
    di scontrarci
    quando è necessario
    scontrarsi
    di rompere con il padre
    quando tutti diventano
    figli della desolazione
    ed eredi della viltà

    Il millennio muore
    in un’infinita Chernobyl
    del desiderio e della speranza

    ma non ci saranno nuovi giorni
    se non sapremo
    parlare senza mentire
    guardarci negli occhi
    senza abbassare le palpebre
    se non avremo dentro
    tanta rabbia e tanta tenerezza
    da squarciare le nuvole
    se non saremo capaci
    di dare amore
    a un compagno come lui
    separato da tutti
    se non sapremo incontrarlo
    anche in fondo
    al pozzo delle solitudini
    e camminare insieme
    a testa alta
    tra le case
    con le finestre sbarrate
    sfidando
    il silenzio dei vili
    e la vittoria degli assassini

    1990    Umberto Santino.
      

    CHI ERA PEPPINO??

    TANTE STRADE PER PEPPINO

    WWW.PEPPINOIMPASTATO.COM
    April 11

    Elezioni...

    Paolo Rossi: "Salvati da Argentina e Andreotti"

    11 aprile 2006

    ''E chi avrebbe mai immaginato che mi salvavano l'Argentina e Andreotti? Neanche Beckett avrebbe scritto un finale cosi'...''.
    Paolo Rossi ironizza sul peso dei voti degli italiani all'estero e dei senatori a vita per la futura maggioranza, commentando i risultati delle elezioni. Ma con una punta di amarezza sottolinea che ''il vero problema e' che il valore fondamentale in questo Paese sono i soldi'' e respinge al mittente le critiche di chi, come Giampaolo Pansa, ha attaccato i comici anti-Berlusconi.
    ''Il valore primo di questo Paese ormai e' il denaro: per alcuni e' fondamentale per arrivare alla fine del mese, per altri significa un'altra cosa. E siccome ho vissuto con e senza - dice l'attore - so che i valori piu' importanti sono altri. E' questa l'unica cosa che mi preoccupa, e' un problema molto piu' profondo che sottolineare la vittoria all'ultimo minuto di questo o quello schieramento. Ormai - continua Paolo Rossi - viviamo come in 'Matrix' dentro due realta', quella televisiva e dei partiti e quella della strada: io sposo quella della strada, preferisco sentirmi vicino ai problemi veri della gente piuttosto che alla realta' che ci viene propinata dalla tv''.
    Quanto alle critiche di Pansa, ''io parlo d'altro, faccio Moliere e Shakespeare e non mi sento accusato... Ma Pansa, che penso sia una persona seria, dovrebbe essere ancora piu' serio e riflessivo. Ma via, dare la colpa a Cornacchione... Quando si superano i trenta, bisogna riflettere. In questa campagna elettorale si e' parlato di economia, per esempio, e di soldi, ma non si e' parlato di cultura: poi sento attaccare i comici, e allora mi viene da ridere''.
    Del resto, secondo l'attore, ''credo che ci dovrebbe essere una legge sulla quantita' minima di cazzate: stanotte mi pare che sia stata superata all'inverosimile''.

     

    Trata de L'Italia Profonda

     

    Cita

    L'Italia Profonda

    Alla fine forse quelli appena un po' normali ce la faranno con una risicatissima maggioranza a spuntarla su quella metastasi, sul quel grumo di provincialismo e mediocrità che è l’Italia profonda

    Il consenso del Caimano è l'effetto Bush all'Italiana, senza la ricchezza dell'America , è la vittoria dell’antipolitica nel momento in cui di una politica seria ce ne sarebbe un gran bisogno.
    E' l'Italia che non ha più una politica industriale, l'Italia che non produce più nulla di tecnologicamente all'avanguardia.

    L’Italia col record di evasione e di economia al nero.

    l'Italia dei cervelli in fuga e dei trentenni a casa con mammà, che dormono profondo perché ben pasciuti e ben alcolizzati la sera.

     L'Italia dove in molte famiglie è più importante risparmiare l'ICI piuttosto che preoccuparsi di un figlio che guadagna 650 euro una tantum e non avrà mai una  pensione.

    L’Italia in cui  un padre operaio in  30 anni  ha guadagnato  tanto da comprarsi la casa e la macchina e avere una pensione, il figlio non guadagna un cazzo ma fa il consulente finanziario, mette la cravatta sul colletto rigido  e dice “non sono mica un coglione come papà!”

     L’Italia dove chiudono gli uffici postali periferici e la sanità è ridotta all'osso.
    L'Italietta di tante fabbrichette del Nord che stanno per essere spazzate via.

    l'Italia dei beni culturali che non ha un ministero del turismo.
    L'Italia della "svolta" della "botta di culo", le sanguisughe si inventano soldi che non hanno e vendendo fumo  guadagnano quanto 1000 ingegneri messi insieme.
    L'Italia dove le gazzelle della polizia hanno la spia del carburante sul rosso e i pendolari viaggiano su carri bestiame.

    L’Italia della “borghesia mafiosa” e degli impuniti.
    Un'Italia che diventa Argentina, ma piano piano però, un po' alla volta , col sorriso sulle labbra , a passi di fox-trot mentre l'orchestrina suona sul ponte del Titanic.
    L’Italia che ce l’ha coi “ricchioni” e coi diversi, che non ama Luxuria, ma ha il record di contatti sui siti zozzi in Internet e il puttan tour è un modo per svoltare la serata..

    L’Italia che non ha nulla da obiettare su Totò Cuffaro. 

    L’Italia che non ha lavoro, ma non lo chiede, l’elemosina e maledice i sindacalisti.

    L’Italia che ama la famiglia e i bambini ma chiude gli asili e il latte in polvere costa quanto il tartufo.

    L’Italia che blocca i traghetti se la squadra di calcio non va in serie A.

    L’Italia che si dice perbene e invece ragiona come un Punk..

    L’Italia che “Per fortuna sono italiano” ma anche “Chi non salta italiano è…è”

    L’Italia che “Voi animelle belle non siete mica meglio di noi, nessuno è vergine qua!”

    L’Italia che guarda con disgusto  gli intellettuali, e dal suo giornale si esprime così , e ci fa il gesto dell’ombrello in una vignetta…….

    L'Italia che rischia di fare la fine che si merita.

    PRESO DAL BLOG DI CONCHITA:

    http://spaces.msn.com/conchitasblog/

    April 09

    LA PRIMAVERA STA' ARRIVANDO...

    ITALIANI: MI RACCOMANDO!!!
    VIVA LA VIDA,
    MUERA LA MUERTE!!!
     BUONA ELEZIONI A TUTTI!!!!!
    April 02

    IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE...

    Hostfiles.org

             

    MURI PULITI, STRADE

    SPORCHE DI SANGUE

     

    Un ragazzo di origine cingalese si trova in coma in seguito ad una grave ferita alla testa causata da un colpo di pistola esploso da un agente della polizia locale di Como che lo aveva fermato. Il vigile urbano appartiene ad una squadra speciale anti-graffiti fortemente voluta dal sindaco Bruni.
    Il continuo aumento, recentemente accellerato, di vigili, vigilantes, guardie giurate (tutti armati) ha cosi' provocato l'ennesima vittima di questo clima da caccia alle streghe in cui le "forze dell'ordine" si sentono autorizzate a qualsiasi gesto in nome della sicurezza, appoggiati in questo da sentenze che sembrano legittimare ogni loro azione (ultimo esempio la sentenza
     sui fatti del San Paolo).
    E' da anni che l'emergenza sicurezza
     satura le cronache locali e nazionali. Un termine che, mutuato dalle logiche dell'estrema destra americana (vedi Rudolph Giuliani) assume sempre più i contorni di una situazione gestibile attraverso la militarizzazione sicuritaria della società. Il patto sociale del 900, basato su di un concetto di sicurezza inteso come un insieme di istituti di protezione sociale, si è rotto. Oggi destra e sinistra rincorrono il paradigma sicuritario della destra estrema statunitense,, che vede i "diversi" come feccia da spazzare via. Con ogni mezzo. Anche con le pistole. In questo modo immigrati, barboni, writer, occupanti di case, diventano il nuovo target dell'ansia di sicurezza, il nuovo nemico da abbattere per rendere le strade "sicure".(INDYMEDIA ITALIA) 

    COMO: corteo e presidio spontanei:
    March 16

    Tra Prodi e Berlusconi....

    HA PERSO LA PACE!!!
    NEL DUELLO TRA PRODI E BERLUSCONI, GLI SCONFITTI SONO I DIRITTI UMANI. PERCHE' NON CI PUO' ESSERE FELICITA' SENSA LA PACE.
    Hostfiles.org
    Ha vinto Prodi, o ha vinto Berlusconi?
    Sulla guerra, sulla pace, sui diritti non è venuto un cenno che possa soddisfare chi crede nei valori espressi dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani.
    Hanno perso tutti e due.
     
    Avremmo voluto sentire cose diverse dai due candidati. Sui diritti dei migranti, ad esempio, sono stati a dir poco elusivi.
    C'è di che scegliere tra chi è orgoglioso del lavoro svolto (Berlusconi) e chi dice che "non si possono chiamare al lavoro i migranti di notte e ricacciarli via di giorno" (Prodi). Ma c'è da scegliere non il migliore, bensì il meno peggio.

    Non una parola sui Centri di permanenza temporanea (Cpt) sul territorio italiano, né su quella "esportazione della barbarie" (lo dice il direttore del Sisde, Mario Mori) che sono i campi di concentramento studiati e impiantati con la consulenza e i soldi italiani nei paesi in cui i clandestini vengono ricacciati.

    Perfino imbarazzati, i due candidati, quando hanno dovuto affrontare la questione Iran. Un conflitto più che probabile, vista l'attitudine guerreggiante dei protagonisti in campo, che nelle parole dei due candidati alla presidenza del Consiglio italiano è stato trasformato in una eventualità remota.

    Non è remota affatto, salvo per chi non vuole sbilanciarsi a un mese dal voto. Sarebbe stato il caso di sapere, per chi si appresta a votare, cosa pensano di fare i due candidati in caso di conflitto. Berlusconi non ha proprio detto nulla, e visti i precedenti non c'è da sperare in meglio. Prodi invece ha detto che solo con un mandato delle Nazioni Unite l'Italia potrebbe prendere parte ad un eventuale conflitto. Qualche cosa in più: si salva il diritto internazionale, ma non è detto che il diritto internazionale (soprattutto con queste Nazioni Unite, il cui consiglio di sicurezza è formato dagli stessi stati che sono in testa alle classifiche dei produttori di armi) sia meglio della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale.


    Tutti gli esperti di questioni nucleari sanno benissimo che l'Iran non può per ora arrivare alla produzione di armi atomiche. E che non ha violato nessun trattato in materia. Ma nonostante questo i guardiani del nuovo modello di "libertà e democrazia" (costruite e basate sul sangue del resto del mondo) continuano imperterriti a ringhiare. E lo spettro di una nuova guerra si avvicina.

    E, peggio ancora, non una parola sul macello iracheno. Certo, responsabilità dei giornalisti in studio che non hanno chiesto nulla, ma una parola poteva scapparci, visto quante volte sono andati fuori tema entrambi.

     
    Forse, i candidati alla presidenza del Consiglio dovrebbero studiare di più la Costituzione italiana e ascoltare di più l'opinione della gente, prima di chiedere il voto ai cittadini.
    Perché non ci può essere giustizia, non ci può essere equità, non ci può essere soprattutto felicità senza la pace.
     
    Aspettiamo una parola su questo il prossimo tre aprile. Ancora una volta fiduciosi.
    Peace Reporter
     
     

    March 15

    TUTTI IN FILA FINGENDO DI NON ESSERCI

    SIAMO UMANI, NON MANO D'OPERA!!!
     
    Hostfiles.org
    Martedì 14 marzo 2006 è stato il primo giorno, e di fatto l'unico giorno utile, per richiedere uno dei 160.000 permessi di soggiorno disponibili su 2 milioni di domande.
    In alcune città, come ad esempio Alessandria, le file fuori agli uffici postali sono iniziate da venerdì sera. Migliaia di persone in tutta italia sono state costrette a interminabili code di ore davanti agli uffici, che sarebbero stati aperti per loro solo per tre ore.
    Ciò è quanto di più violento e cinico si possa immaginare, considerato che in molti rimarranno delusi perché le quote d'ingresso sono volutamente inferiori alle richieste.
    Ma non basta, perché la cosa ancora più delirante è che chi vedrà concedersi il suo permesso di soggiorno dovrà tornare al proprio paese per ritirarlo al consolato italiano e ricevere il visto per rientrare in Italia, a prescindere da quanto distante sia, il suo paese.
    Così quei pochi che otterranno il permesso saranno, memori di queste ore e del viaggio cui saranno costretti in seguito, saranno disposti ad accettare le peggiori condizioni di vita e di lavoro pur di tenerselo stretto, mentre chi sarà escluso continuerà a vivere nell'ombra.
    Questo è il destino dei 1.840.000 immigrati cui non verrà dato il permesso di soggiorno.
    In più, in questa maniera saranno schedati migliaia di clandestini altrimenti non noti burocraticamente e irrintracciabili. La macchina del controllo continua a fare il suo corso.
    INDYMEDIA ITALIA
    March 06

    KAPO'

                INDIMENTICABILE!!!!
     
     
     
    March 05

    MANU CHAO ANTI-BUSH A L'AVANA


    Il musicista franco-spagnolo Manu Chao, in un concerto la notte scorsa a l’Avana di fronte a migliaia di persone, è tornato a criticare con veemenza il presidente statunitense George W. Bush.

    Rivolgendosi a una folla in delirio di fronte all’emblematica Tribuna antimperialista nella zona del Malecon nella capitale cubana, Manu Chao, prima di interpretare la canzone Senor Matanza, ha definito il presidente George W. Bush "impresentabile" e "il peggior pericolo per il futuro dei nostri figli".

    Durante il concerto la risposta statunitense alle affermazioni del cantante di Clandestino è arrivata quasi in simultanea. Lo scenario dove si esibiva il cantante si trovava infatti di fronte alla sezione di interessi Usa a Cuba dove, da circa un mese, su un cartello luminoso scorrono frasi tratte dalla Dichiarazione dei diritti umani, in evidente critica al governo cubano.

    È qui che i responsabili Usa hanno fatto scorrere alcune frasi riferite a testi famosi dell’artista: «Benvenuto Manu Chao», «todo es mentira en este mundo», per questo i cubani aspettano ancora «la ultima ola». Le prossime date sono in Venezuela, Bolivia, Cile, Argentina .

    IL MANIFESTO ( 3 MARZO 2006)

                      _________________________________________

                     UN'ALTRA FOTO PER LA GALLERIA

     

    Dopo il incontro di giovedì con Bono, la associazione Madres de Plaza de Mayo ha aggiunto le foto con il cantante di U2 al hall della Universidad. Mentre posava, Bono ha abbracciato Juanita, una delle mamme, di 92 anni. "oh my god!!" ha detto il cantante quando ha saputo la sua età. Anche hanno ricordato quando Bono le ha portato sul palcoscenico la pirma volta che sono andati in Argentina. "Tornaremo a trovarvi con più tempo!!", ha promesso Bono.

    March 04

    LA NUOVA POVERTA'

    SEMPRE PIU' DURO STACCARSI DALLA FAMIGLIA.
    PRECARIETA' DEL LAVORO E REDDITO AL MINIMO TAGLIANO LE GAMBE ALLA VOGLIA DI INDIPENDENZA.
    Lavorano oggi, ma non hanno un domani. Un esercito privo di diritti, con buste paga magre e contratti a singhiozzo. Sono i giovani dell'ultima generazione, quelli che non riescono a diventare autonomi, a sganciarsi da mamma e papà, ad avere una casa propria e una vita propria. La precarietà del lavoro ha tagliato le gambe alle speranze di migliaia di gionvani, che in realtà non sono più tanto giovani. Restano aggrappati alla famiglia d'origine, come a uno scoglio. Pur volendo non riescono ad andarsene. Chi fa un atto di coraggio, dopo un po' torna indietro oppure vive con i "contributi" di genitori e parenti. E' il popolo dei "precari", degli "atipici", che ormai sono un terzo degli occupati. La loro bandiera è l'"Incertezza".
       La mancata indipendenza dei giovani è uno degli aspetti della nuova povertà. I Co.co.co sono un esercito. Anni 25-35, Titolo di studio: diploma o laurea. Reddito mensile: 500 euro, più o meno. Non hanno diritto ad ammalarsi, nè  ad avere un figlio (malattia e maternità non sono tuttelate). Vedono il futuro come una nuvola nera. E non programmano niente, perchè non hanno prospettive. Però sperano, perchè i genitori di questi giovani-adulti vengono dalla società del posto  fisso. Una speranza che si scontra con le cifre nere della dissocupazione. Le percentuale degli italiani alla reicerca di un lavoro tra i 20 e i 24 anni è del 29,5%, inferiore solo a quella della Polonia., che raggiunge il 37,5%. E' la Lombardia la regione con il numero più alto di atipici (33,29%)ma anche nel Lazio non si scherza (31,74%).
       In Italia la percentuale di disoccupazione giovanile è altissima.
    CHE NON FACCIANO LA TUA VITA PRECARIA!!!!!
     
    February 12

    SPEGNIAMO LA TV

                               

     

     

                                
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    February 10

    LIBERE DI SCEGLIERE

         

    La legge 194, frutto della lotta delle donne italiane per l’autodeterminazione e per la maternità consapevole, è una buona legge che ha eliminato la piaga degli aborti clandestini e contribuito a fa-re diminuire sensibilmente le interruzioni  volontarie di gravidanza. Questo nonostante le forti limitazioni imposte alla sua piena applicazione. Ancora oggi, anzi og-gi più di prima, la legge è sottoposta ad attacchi sia diretti che indiretti, volti a limitare il diritto del-le donne di scegliere liberamente se portare avanti o no la propria gravidanza in relazione unica-mente al proprio equilibrio psicofisico. A distanza di trent’anni dall’approvazione della legge la vera battaglia è dunque ancora e sempre quella per l’autodeterminazione della donna. Autodeterminazione come possibilità di decidere del-la propria vita in piena autonomia, senza condizionamenti ideologici e ostacoli di carattere econo-mico e sociale. Ma quale autodeterminazione è possibile se le donne, e in particolare le giovani donne, sono il gruppo sociale con il tasso di povertà più elevato, se sono le più esposte alle conseguenze dello smantellamento dello stato sociale, della precarizzazione del lavoro, della perdita di fatto dei diritti sindacali?
    Quale libertà di scelta può avere chi è privato dei diritti più elementari? Se, in assenza di asili ni-do disponibili e in generale di servizi sociali efficienti, il lavoro di cura dei bambini, degli anziani e dei disabili continua a gravare pressoché interamente sulle donne.
    Quale libertà di scelta è possibile se il tasso della disoccupazione femminile è in continuo, allar-mante aumento, se le condizioni economiche sempre più spesso impongono di rinunciare all’esperienza della maternità, se ancora e più di prima molte donne sono sottoposte al ricatto della perdita del lavoro al solo annuncio della propria gravidanza?
    E come se non bastasse, si tenta di annullare le conquiste fatte dalle donne e di espropriarle anco-ra una volta sempre di più della possibilità di decidere di se stesse: l’attacco alla legge 194, il tenta-tivo di impedire la sperimentazione della pillola Ru 486, che rende meno traumatica l’esperienza dell’aborto, diminuendone fortemente le complicazioni, il dimenticatoio in cui sono cadute le ini-ziative di educazione sessuale e di prevenzione delle gravidanze non volute che pure erano previste dalla stessa legge 194. Bisogna rompere questo vero e proprio accerchiamento, volto a riportare indietro di cinquanta anni il nostro paese, bisogna riappropriarci della nostra visibilità, delle nostre forme di lotta, biso-gna partecipare in massa all’importante manifestazione nazionale che si terrà sabato 11 febbraio a Napoli.




                        SABATO 11 FEBBRAIO
                        PIAZZA PLEBISCITO
                        ORE 14.00
    CIRCOLO PRC “CHE GUEVARA”
    Sezione Vomero-Arenella - Via Annella di Massimo, 16
    Tel. 081 229 21 77   
    circolo@circolocheguevara.it
    www.circolocheguevara.it

    January 15

    SIAMO USCITE DAL SILENZIO

    ARRIVAVANO DA TUTTE LE STRADE E STRADINE, GIOVANISSIME, E NON TANTO, ANZIANE E NON TANTO, CON CAPPELLI DI STREGHE, CON FIORI O BANDIERE ARCOBALENO, BANDIERE ROSSE, DA SOLE O IN GRUPPO, CON IL FIDANZATO , MARITO O COPPIA, CON I FIGLI O SENZA, TUTTE ERANO LI, PER DIRE CHE LA 194 NON SI TOCCA;CHE NON SI TORNA INDIETRO; CHE SUL CORPO DELLE DONNE DECIDONO LE DONNE, NO UN GOVERNO NEMMENO LA CHIESA!!!!
    LA PIAZZA DUOMO NON è RIUSCITA A CONTENERE LE MANIFESTANTI DI TUTTA L'ITALIA.
    C'ERANO ANCHE LE DONNE PRECARIE, CHE COME DICE PIURIBELLE ESSERE DONNE E MAMME è UN HANDICAP IN QUESTI GIORNI ED ANCHE ELLIMINTARIO PER CHI CERCA UN LAVORO DEGNO.
    ERAVAMO TUTTE, QUELLE DI CORPO PRESENTE E QUELLE CHE PER LAVORO, FAMIGLIA O PROBLEMI ECONOMICI SONO ANDATE CON L' ANIMA.
    STAI TRANQUILLA PIURIBELLE, HO GRIDATO BEN FORTE ANCHE PER TE!!!!!!!!!!
     
    January 11

    MANIFESTAZIONE - MILANO- 14 GENNAIO 2006

    LA LIBERTA’ FEMMINILE ALL’ORIGINE DELLA VITA

    Il 14 gennaio saremo in piazza perché:

    1) C’è un evidente e insidioso attacco alla 194, una legge che funziona, autorizzando

    l’aborto senza favorirlo, proteggendo la salute delle donne e diminuendo drasticamente

    il numero delle interruzioni di gravidanza. L’indagine voluta dal ministro Storace, le

    proposte di guardiani della morale e di dissuasori nei consultori, i ripetuti violenti

    attacchi delle gerarchie ecclesiastiche all’autodeterminazione - oltre a penalizzare la

    professionalità degli operatori- rappresentano un’intimidazione nei confronti delle

    donne, soprattutto delle giovanissime e delle straniere.

    2) Siamo convinte che la nascita di una nuova vita parli della relazione tra i sessi e della

    responsabilità maschile nella riproduzione e nella sessualità. Dagli uomini non

    vogliamo solidarietà, ma il riconoscimento di essere parte in causa. Chiunque si arroghi

    il diritto di imporre una gravidanza non desiderata in termini di divieti, aiuti e controlli,

    considera le donne una categoria sociale a potestà limitata.

    3) Difendere la 194 significa guardare più lontano, alla libertà di donne e uomini di

    decidere di sé, delle proprie vite e di quelle a venire. Dello stesso orizzonte di libertà -

    in cui includiamo il concetto fondamentale di laicità dello stato – parla la manifestazione

    nazionale di Roma “Tutti in pacs”, con la quale abbiamo costruito un ponte ideale. E

    non possiamo dimenticare che se l’aborto resta una scelta mai desiderata, ma talvolta

    necessaria, la libertà di progettare la propria vita e- se lo si desidera- di diventare

    madri, è messa a rischio dall’incertezza e dalla precarizzazione del lavoro. Non

    vorremmo che la precarietà diventasse il contraccettivo del futuro.

    Dopo il 14 gennaio ci saremo ancora per chiedere alla politica impegni preelettorali su

    questi temi e per continuare il lavoro di rete attraverso il sito www.usciamodalsilenzio.org e

    le assemblee autoconvocate.

    TUTTE IN PIAZZA PER USCIRE DAL SILENZIO !

    MANIFESTAZIONE NAZIONALE

    MILANO 14 GENNAIO 2006

    Ore 14 corteo da P.zza Duca D'Aosta (Stazione Centrale) a Piazza del Duomo

    Assemblea “Usciamo dal silenzio”

    www.usciamodalsilenzio.org

     
    December 29

    RAZZISMO- STILE MILANO

    Dopo centoquaranta giorni in un anno sopra le soglie massime dell'inquinamento, Milano stabilisce un record assoluto: è l'unico posto al mondo dove, per legge, non si potrebbe respirare per un giorno ogni tre. La scarsa ossigenazione al cervello ha indotto il sindaco a inviare a ogni cittadino (a spese di ogni cittadino) un opuscolo che parla di «Milano città verde». I danni cerebrali insomma, paiono incalcolabili. Dunque sarà stato il nervosismo indotto dalle polveri sottili (non posso immaginare altra patologia) a far scattare uno sgombero il 27 dicembre, quando la retorica del santo natale già si avvia alla raccolta differenziata. L'urgenza di cacciare gli occupanti da uno stabile che era vuoto da anni, dimenticato e diroccato, in una zona dove un metroquadro costa diecimila euro è sembrata così improrogabile e necessaria da passare alle vie di fatto ancora con il panettone in mano. Milano, città efficiente.

     

    IL MANIFESTO 28/12/05