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    January 11

    GRANDE EVO!!!

     

                                Riserve indiane

    Si è mai visto un indiano imporre all’uomo bianco un visto per l’entrata nelle riserve? A partire dal primo gennaio 2007 i cittadini degli Stati uniti dovranno richiedere il visto per entrare in Bolivia, fino a poco tempo fa una delle riserve indiane più classiche (e ricche).

    Lo ha deciso il presidente Evo Morales, un indio aymara, nella riunione di governo convocata alla mezzanotte fra il 31 dicembre e l’1 gennaio nel Palacio Quemado di La Paz.

    Strano giorno e strana ora per un consiglio dei ministri. Simbolici. Per dire che a partire dal 2007 un’epoca è finita e un’altra è cominciata.

    Il decreto di Evo potrebbe sembrare una ripicca di uno che passa per essere troppo amico di Fidel Castro e Hugo Chavez e quindi nemico di George Bush. Ma è solo l’applicazione della regola aurea della diplomazia di qualisiasi paese sovrano. «Il principio della reciprocità», come ha detto ieri il ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca, nome e faccia da aymara.

    Gli Stati uniti esigono il visto d’entrata per i cittadini boliviani, la Bolivia esige il visto d’entrata per i cittadini statunitensi. Né di più né di meno. Però suona strano sapere che nella Bolivia per la prima volta indipendente dopo 200 anni di «indipendenza» gli Stati uniti sono passati dal primo al terzo livello. Dal primo livello, i paesi i cui cittadini non hanno bisogno di visto d’entrata, al terzo livello. Insieme all’Angola, Buthan, Ciad, Congo, Ruanda, Somalia, Yemen, Indonesia, Taiwan (e alla Cina).

    Ultimamente il vecchio «cortile di casa» dà segni di insofferenza. Un paio d’anni fa il Brasile di Lula impose ai cittadini statunitensi che andavano a svernare sulle spiagge di Rio l’obbligo umiliante delle impronte digitali (reciprocità anche allora). Ora la Bolivia di Evo. Ma anche del gas e del petrolio, e della coca. Tutti generi che sul mercato Usa tirano. Via col visto, allora. In attesa di sapere se il prossimo passo sarà quello di obbligare i boliviani che vogliono sbarcare negli Stati uniti a rivelare - come si è appena saputo che ha accettato di fare l’Europa - il numero delle carte di credito e delle e-mail, cosa mangiano e con chi vanno a letto, per quale squadra tifano. Chissà che, nel caso, gli aymara Evo e Choquehuanca non mostrino più dignità e decenza di noi europei



    Di : Maurizio Matteuzzi
    sabato 6 Gennaio 2007
    BELLA CIAO

    November 28

    MESSICO

    MESSICO: IL MINISTRO DELLA TORTURA
     

    GUADALAJARA - Mentre a Oaxaca si galoppa verso il punto di non ritorno, tre giorni fa, lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, ha raccontato a chi scrive un episodio dell'ultima campagna elettorale messicana, che sembra preso di peso dalla storia del 18 aprile 1948 in Italia. Nello stato di Jalisco, governato da 12 anni dal PAN, in 450 parrocchie, si sono trovate almeno due persone che hanno sottoscritto denunce contro i parroci che hanno fatto apertamente campagna elettorale contro Andrés Manuel López Obrador: "in tutte le denunce -dice Taibo II- i parroci hanno affermato che AMLO sarebbe andato a levare le scarpe ai bambini dei parrocchiani".

    Al di sopra dei parroci c'erano di concerto la curia di Guadalajara -la regione più conservatrice del paese- e il governatore dello Stato Jalisco, del quale Guadalajara è capitale, Francisco Ramírez Acuña (nella foto con Vicente Fox).

    È quello stesso Ramírez Acuña che il 28 maggio 2004 lanciò Felipe Calderón come precandidato alla Presidenza e che oggi, con la nomina a Ministro dell'Interno, passa all'incasso di quell'assegno in bianco. In quelle stesse ore, il dettaglio é particolarmente sinistro, un centinaio di ragazze e ragazzi venivano torturati nella Bolzaneto di Guadalajara.

    Furono giorni eccitanti per Ramírez Acuña. A Guadalajara -la stupenda capitale della Tequila- si teneva il vertice euroamericano. Tra gli altri andarono Romano Prodi come commissario europeo e Franco Frattini, all'epoca Ministro degli Esteri di Silvio Berlusconi. Ramírez Acuña si vantò pubblicamente di avere infiltrato i manifestanti che protestavano contro quel vertice per provocare incidenti tra i manifestanti pacifici, capeggiati dal futuro presidente boliviano Evo Morales, e la polizia.

    Ma il meglio doveva ancora arrivare, lo ricorda Jaime Áviles, inviato de La Jornada: la sera dopo gli scontri Ramírez Acuña ordinò "voglio cento detenuti, subito!"

    Come nella Roma occupata, decine di camionette percorsero la città a razziare giovani. Furono presi per i capelli dai ristoranti, dai giardini, dai bar, fino a raggiungere il numero richiesto dal Kesserling di Jalisco. Un ragazzo di Monterrey fu sequestrato direttamente dalla Croce Rossa dove era arrivato coperto di sangue.

    Ragazze e ragazzi furono portati in un sottoscala della direzione alla sicurezza. Le donne furono denudate e abusate sessualmente, gli uomini furono picchiati selvaggiamente. La mattina dopo la metà fu liberata, e l'altra metà fu ancora torturata fino a firmare confessioni fantasiose per crimini mai commessi per le quali -conclude Áviles- alcuni furono tenuti in carcere per un anno e altri pagarono multe astronomiche.

    Quello del vertice del 2004, è solo uno degli episodi sinistri nei quali fu coinvolto Ramírez Acuña. Già nel 1999 un detenuto per presunti crimini comuni morì sotto tortura. Nel 2002, un una località isolata, si teneva un rave che radunava migliaia di giovani. Con la scusa della presenza di droga, nella retata ne furono detenuti 1.500. La Commissione Statale per i Diritti Umani (CEDH) afferma che le detenzioni furono arbitrarie e che il trattamento dei giovani fu crudele, inumano e degradante.

    Proprio la CEDH denuncia che il Governatore Ramírez Acuña è stato l'uomo chiave nel permettere e proteggere garantendo l'impunità per almeno 640 casi di tortura certificati in Jalisco tra il 2001 e il 2005, anno nel quale si arrivò al record di 132 denunce per tortura. Secondo la CEDH -sempre ignorata da Ramírez Acuña- il dato non definitivo del 2006 sicuramente supererà tale record. Di nuovo, in particolare, i rapporti che condannano Ramírez Acuña parlano di "persistente intolleranza verso le manifestazioni giovanili e l'esercizio, da parte dei giovani, di diritti civili e politici". Durante il suo governatorato "installò un'ideologia morale piena di pregiudizi sui giovani, le loro forme di espressione e identità, i loro diritti". Cinquantasei organizzazioni per i diritti umani -Tra queste Amnistia Internazionale e Human Rights Watch- si sono già espresse contro la nomina di Ramírez Acuña per fatti così gravi che lo rendono incompatibile per ogni incarico pubblico.

    Questo campione della riconciliazione e della tolleranza è stato scelto da Felipe Calderón e dagli interessi che maneggiano come un'opera dei pupi il suo governo clerical-confindustriale come nuovo Ministro dell'Interno. Più chiaro di cosí il segnale del nuovo governo ai mille conflitti sociali che tormentano il Messico non poteva essere: repressione, mano dura, tortura. Il Messico è ad un passo da una svolta autoritaria.

    June 20

    STRAGE DI DONNE....

                               BASTAAAAAA!!!!
    Guatemala, 135 donne ammazzate in cinque mesi. Ma le forze di polizia non indagano
    di Mario Polanco
     

    Tra gennaio e maggio di quest’anno sono state sequestrate circa 150 donne: 135 sono state torturate, minacciate, violentate e poi ammazzate. Le poche sopravvissute preferiscono tacere, non denunciare l’accaduto per timore di rappresaglie. E’ la tragica realtà del Guatemala, dove le autorità preferiscono far finta che tutto ciò non avvenga.
     
    Anche Messico ed El Salvador. E a comportarsi come se niente fosse non sono soltanto le forze dell’ordine guatemalteche: le autorità di molti altri paesi, come Messico ed El Salvador, fanno lo stesso, nonostante nel loro territorio si commettano gravi crimini, rivolti in particolar modo contro la popolazione più povera. E questo scenario si fa più grave quando si tratta di donne. E’ usuale che questi casi siano addirittura lasciati irrisolti a priori, come se si trattasse di esseri inesistenti. Gli assassinii delle donne vengono semplicemente occultati, non si denunciano e quando si apre qualche caso viene, poi, insabbiato la maggior parte delle volte.
     
    Guatemala. Le 135 donne uccise in soli cinque mesi si vanno ad aggiungere alle 2.600 ammazzate dal 2001. Eppure, esaminando gli archivi dei tribunali, la lista dei detenuti è vuota: non una sola persona è stata detenuta o almeno indagata per questi crimini.
    Le autorità, per la maggioranza composte da uomini, vedono queste morti con indifferenza e hanno cominciato a far qualcosa solo nel momento in cui le pressioni internazionali sono aumentate. A partire dalle campagne in altri paesi e di fronte a organizzazioni come l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), hanno cominciato a darsi da fare, a incarcerare qualche responsabile, a fare statistiche sugli arresti, basandosi per lo più su dati gonfiati.
    Le diverse informazioni che le autorità guatemalteche danno alla comunità internazionale sono solo sulla carta. Dicono che esistono leggi o politiche di protezione della donna contro gli abusi o che si sta investendo a favore delle bambine, ma nonostante le leggi siano molto promettenti, il problema non è la loro carenza, ma il loro rispetto.
     
    Echi lontani. La preoccupazione per la strage di donne ha investito diversi paesi. Alcuni membri del congresso degli Stati Uniti hanno inviato lettere a parlamentari e ministri del governo del Guatemala. Jan Schakowky, parlamentare democratica dell’Illinois, ha lanciato al Congresso una campagna per esigere dalle autorità guatemalteche di indagare e punire con la detenzione l’uccisione delle donne.
     
    Il problema è assai complesso. E’ necessario cambiare l’intera realtà delle donne guatemalteche, non solo evitare che si verifichino ancora omicidi. Il Guatemala ha bisogno di campagne di sensibilizzazione che parlino alla donna nubile o vedova, indigena o latina, cattolica o evangelica, giovane o anziana, e le racconti i suoi diritti e a quali istituzioni rivolgersi per salvaguardarli.
    In questo paese, la violenza domestica è all’ordine del giorno. Nonostante le poche denuncie e le poche indagini, si sa di abusi e violenze dei mariti sulle mogli, che subiscono in silenzio poiché dipendono economicamente dai loro uomini.
    Il Guatemala è una società altamente maschilista, pertanto è estremamente necessario che si facciano valere i diritti delle donne.
    La comunità internazionale deve supervisionare la situazione delle donne del Guatemala e di altri paesi giocando il ruolo di vigile: solo globalizzando le lotte a favore della giustizia si otterrà un avanzamento nel rispetto di tutte le cittadine del mondo.
     
    Metablog Msn di Sinistra!
    May 13

    TERRA A CHI LA COLTIVA

    Il presidente Morales abolisce il latifondo e ridistribuisce le terre ai campesinos
     
    Continua  il percorso politico delle promesse da mantenere del presidente boliviano Evo Morales.
    Dopo la clamorosa nazionalizzazione di gas e  petrolio, ha deciso di iniziare con la ridistribuzione delle terre ai contadini.
    La notizia, a livello internazionale, non ha avuto il risalto che meritava. Ma non è la prima volta che accade qualcosa del genere.
     
    I fatti. Evo Morales sta mantenendo dunque un'altra promessa: ridistribuire le terre ai campesinos abolendo il latifondo.
    Saranno circa 2.5 milioni le persone che beneficeranno di questa nuova legge, proposta all’interno di una grande riforma agraria annunciata in campagna elettorale, che per volere del neopresidente aymarà dovrà essere approvata entro il mese di agosto di quest’anno. E i proprietari terrieri sono già in allarme.
    La paura degli espropri di Stato e delle conseguenti confische territoriali ha fatto sì che i rappresentanti della Camera Agraria dell’Oriente, per voce del loro direttore, Josè Luis Baldomar, abbiano ammesso qualche timore per la decisione presidenziale.
    Ma di espropri non si parla, se non per quelle zone a ridosso dei confini boliviani.
    La notizia dunque è importantissima perché a breve ci saranno ben 14 milioni di ettari di territorio da restituire alla popolazioni indigene, ai campesinos e a tutte quelle persone che hanno voglia e possibilità di lavorare la terra.
    I legislatori di Morales sono riuniti per arrivare ad una soluzione. Di sicuro c’è, fanno sapere da La Paz, che lo stato boliviano si “terrà tutte le terre che non hanno una funzione sociale o i cui titoli di proprietà sono stati ottenuti in passato in modo fraudolento” e che esse saranno consegnate “agli indigeni, ai campesinos e a tutte le persone che vorranno lavorare la terra”.
    Nel frattempo il ministro degli esteri boliviano, David Choquehuanca, ha fatto sapere che Morales non ha intenzione di nazionalizzare gas e petrolio, ma, vuole mettere fine al continuo “saccheggio delle nostre risorse naturali, che durava da 500 anni”.
     
    Precedenti. Qualcosa di simile nell’area era già successo. Era il 2001 e una legge venezuelana, la Ley de Terras, voluta dal presidente Chavez,  mirava a combattere il latifondo avendo come scopo principale la ridistribuzione delle terre. La guerra al latifondo voluta da Morales è molto simile a quella decretata dal presidente Chavez. Anche nel caso venezuelano la legge era nata per dare lavoro e terra da coltivare ai campesinos (in Venezuela il 60 per cento delle terre è in mano all’1 per cento della popolazione), cercando di toglierli dalla situazione di indigenza che colpiva quello strato di popolazione.
    Alcuni sostengono che Chavez sia la musa ispiratrice delle battaglie del boliviano Morales. Altri immaginano che le sorti dell’America Latina siano in mano ad una triade (Morales Castro, Chavez). Di sicuro c’è che in America Latina qualcosa sta veramente cambiando e il mondo non se ne sta accorgendo.
      
     
    Alessandro Grandi/PeaceReporter
                                                                                   
    April 20

    E CONTINUANO A DISTRUGGERE IL PIANETA....

    La diga della discordia

    Messico, nello stato di Guerrero monta la contestazione popolare contro la costruzione di una diga
    Alla fine è arrivata anche la minaccia. E nemmeno tanto velata. La Commissione Federale di Elettricità (Cfe) ha fatto sapere di essere disposta a chiamare l’esercito e di reprimere con la forza ogni genere di tentativo da parte delle comunità native messicane di bloccare i lavori della nuova centrale idroelettrica, di resistere e  pur di riuscire a costruire una diga nello stato di Guerriero in prossimità di Acapulco.
      
    Il danno e la beffa. Hostfiles.org Diciassettemila ettari di territorio messicano andrebbero distrutti. Un paradiso terrestre formato da alberi e piante di ogni tipo sarebbe spazzato via, raso al suolo, dalle ruspe e dalle escavatrici.
    La biodiversità dell’area resterebbe solo un ricordo. Centinaia di tonnellate di cemento invaderebbero una parte di mondo dove la natura ha sempre comandato e l’uomo obbedito. Decine di specie animali sarebbero messe a forte rischio di estinzione e, non ultimo, 36 comunità di nativi messicani, discendenti dalla grande civiltà Maya, verrebbero sfollate, le rovine presenti nella zona irrimediabilmente distrutte e l’accesso all’acqua potabile della popolazione più indigente sarebbe alquanto difficoltoso.
    Così facendo 25mila persone delle comunità perderebbero la casa e sarebbero costrette ad abbandonare i luoghi che li hanno visti nascere.
    Ma la distruzione non si fermerebbe a questo. Indirettamente sarebbero colpite altre 50 mila persone. “Al governo non importa la desertificazione che si produrrebbe in tutta Acapulco”, dicono i rappresentanti del Consiglio degli Ejidos Comunità che si Oppongono alla Diga La Parota (Cecop).
     
     
    Questa diga non  si deve  fare. Hostfiles.org E’ quello che pensa, e dice, anche il Sub Comandante Marcos: “La diga si potrà fare solo con una guerra nel sud-est messicano”.
    Secondo Marcos e i rappresentanti del Cecop  “Se l'esercito attaccherà le comunità, dovrà attaccare anche noi, perché la riterremo un’aggressione all'Ezln”.
    Principali indiziati di questa operazione sono il presidente messicano Vicente Fox, Zeferino Torreblanca, governatore dello stato di Guerrero e l’inanimato, ma terrificante, Plan Puebla Panamà  (Ppp),  che prevede la costruzione di dighe, fabbriche e strade da Puebla in Messico, fino allo stato di Panamà, ultimo Paese dell’America Centrale.
    E il Sub Comandante nel suo discorso è stato chiarissimo: “Quello che il governo vuole fare qui è un crimine. Tutti sappiamo bene cosa significherà la diga per queste terre: la distruzione e la morte”.
    La contestazione ai lavori per la costruzione delle dighe sono iniziate alcuni anni fa. Il 28 luglio del 2003, data del secondo anniversario della resistenza delle comunità dello stato di Guerrero contro la Cfe, i militanti del Cecop sono riusciti a bloccare i lavori, per la costruzione di una diga in prossimità della zona di El Fraile e si sono rimpossessati della terra. “Abbiamo fatto questo per evitare che si devastasse la nostra terra, la Commissione Federale di Elettricità minacciava di spogliarci delle nostre terre e distruggere per sempre la fonte della nostra vita: il fiume Papagayo”, dicono i rappresentanti delle comunità in un loro comunicato.
    La lotta è ormai entrata a far parte della quotidianità delle comunità dello stato di Guerrero, perché i rappresentanti del Cecop hanno ben chiaro a cosa potrà servire la costruzione della diga: “La diga favorisce le grandi imprese turistiche, industriali e commerciali. Nessun contadino ne sarà beneficiato e nemmeno i quartieri poveri. Dietro a questo progetto c’è il denaro del potente”.
                                     Alessandro Grandi (PeaceReporter)
                                        
    March 03

    PAROLE DI FIDEL....

    Parole pronunciate dal Presidente della Repubblica di Cuba, Fidel Castro Ruz, al popolo di Cuba, al nobile popolo degli Stati Uniti e all’opinione mondiale, nel momento d’inizio della marcia del popolo combattente, davanti all’Ufficio d’Interessi (SINA), addì 24 gennaio 2006.

    Cari compatrioti,

    Prima d’iniziare la marcia di fronte al perfido e provocatore ufficio dell’impero, voglio ribadire ciò che ho detto la domenica per concludere il mio discorso all’eroico popolo della nostra cara patria, al nobile popolo degli Stati Uniti e all’opinione pubblica mondiale:

    “Il Governo degli Stati Uniti cerca palesemente i seguenti obiettivi:

    “Primo: Porre in libertà il terrorista Luis Posada Carriles, che è stato addestrato e utilizzato dalle autorità del suddetto paese, compreso il padre dell’odierno Presidente, per commettere mostruosi crimini contro il popolo di Cuba. Questo ripugnante personaggio è stato reclutato e addestrato dal 1961 per compiere missioni speciali durante l’invasione mercenaria a Baia dei Porci; allenato ulteriormente per commettere ripugnanti atti terroristi contro Cuba. A tale scopo è stato preparato con cura insieme a Orlando Bosch, amnistiato da Bush senior all’epoca in cui Presidente; istruito per partecipare all’Operazione Condor, organizzazione internazionale terrorista che commise odiosi crimini contro personalità latinoamericane; organizzatore e autore intellettuale del sabotaggio e dell’esplosione in volo dell’aereo di Cubana de Aviación, che causò la morte di 23 persone, il 6 ottobre 1976 a Barbados; liberato poi dal carcere nel Venezuela dalla CIA, il 18 agosto 1985; legato sin dall’inizio alla guerra sporca contro Nicaragua, per cui forniva armi da El Salvador e trasportava droga verso gli Stati Uniti negli stessi aerei delle armi. Luis Posada Carriles ha sempre mantenuto stretti legami con gli organi dell’Intelligence degli Stati Uniti, è stato finanziato da vari governi statunitensi e utilizzato mediante la cosiddetta Fondazione Cubano Americana, durante più di quattro decenni, per cercare d’assassinare il capo dello Stato cubano. E’ stato liberato (dal carcere del Panama, dov’era stato condannato per il tentato assassinio di Fidel Castro N.d.T.) mediante indulto sottoscritto dall’allora presidente panamense Mireya Moscoso, il 26 agosto 2004, grazie all’intervento dell’attuale Presidente degli Stati Uniti. Trasferito a un paese centroamericano sotto la protezione del Governo degli Stati Uniti, è stato autorizzato ad entrare in modo clandestino al territorio statunitense, ciò ha fatto tra il 18 e il 20 marzo 2005 nello yacht “Santrina”, guidato dal famigerato terrorista Santiago Alvarez, oggi anche lui stranamente agli arresti per traffico e gravissime violazioni delle leggi di Sicurezza degli Stati Uniti. Nessuno al mondo potrà negare queste verità.

    “Secondo: L’attuale Governo degli Stati Uniti ha fallito assolutamente nei piani d’isolare e asfissiare economicamente Cuba, non si rassegna al fallimento e si dispera pericolosamente.

    “Terzo: Il Governo degli Stati Uniti ha fatto tutto il possibile per soddisfare i desideri della mafia terrorista cubano-americana, che rese possibile, mediante la frode nella Florida, il trionfo dell’attuale presidente George W. Bush.

    “Quarto: Il presidente Bush e il suo governo si sono impegnati con il macabro piano di transizione per Cuba: una grossolana ingerenza nella sovranità del nostro paese che gli cagionerebbe un arretramento di secoli.

    “Quinto: Il Governo degli Stati Uniti ha adottato tutte le misure per privare Cuba di entrate assolutamente legittime, ostacolando l’invio di rimesse e facendo uso dell’inumano procedimento di vietare od ostacolare al massimo le visite dei residenti d’origine cubana negli Stati Uniti ai loro parenti cubani.

    “Sesto: Il Governo degli Stati Uniti a causa di pressioni della mafia cubano-americana si propone tra i primi obiettivi quello di violare in modo palese l’Accordo Migratorio con Cuba.

    “Settimo: Il Governo degli Stati Uniti cerca pretesti per impedire a tutti i costi la vendita di prodotti agricoli a Cuba, che si realizza da cinque anni con volumi crescenti senza che il nostro paese abbia mai inadempiuto nemmeno di un centesimo il relativo pagamento, ciò che non si credeva possibile in una nazione aggredita e bloccata.

    “Ottavo: Il Governo degli Stati Uniti, non conforme con la decisione adottata dal presidente Carter il 30 maggio 1977, si propone di costringere a un rompimento degli attuali minimi rapporti diplomatici con Cuba. Le grossolane provocazioni che da qualche tempo realizzano dall’Ufficio di Interessi all’Avana non hanno né possono avere altro scopo.

    “Il Governo del presidente Bush sa molto bene che nessuno governo al mondo può accettare un così perverso oltraggio alla propria dignità e sovranità.

    “La condotta e le azioni di riposta di Cuba di fronte alle provocazioni dell’impero saranno assolutamente pacifiche, ma colpiremo l’insulto con tutta la forza della nostra morale e saremo disposti a rispondere con tutte le armi e a versare fino all’ultima goccia di sangue per respingere qualsiasi aggressione bellica dell’impero sconvolto e brutale che ci minaccia. Nessuno dimentichi nemmeno per un istante quella gloriosa promessa del Titano di Bronzo: “colui che cerchi d’appropriarsi di Cuba solo raccoglierà la polvere del suo suolo intriso di sangue se non perisce nella lotta”.

    “Osserverò la marcia insieme agli entusiastici pioneros e studenti che dalla Tribuna Antimperialista incoraggiano il nostro valoroso e combattivo popolo, che marcerà oggi di fronte a questo perfido e provocatore ufficio, così come marcerà al combattimento contro qualsiasi aggressore.”

    Patria o Morte!

    Vincermo!!!

    February 21

    MEMORIA DI SANGUE

    Oggi un anno fa massacrarono 7 persone della Comunità di pace di San Josè de Apartadó. Per non dimenticare
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    Il 21 febbraio 2005 la Brigada XVII dell’esercito colombiano massacrò a colpi di macete sette persone, fra cui tre bambini, appartenenti alla Comunità di Pace San Josè de Apartadó: Luis Eduardo Guerra, 35 anni, leader della Comunità; la sua compagna, Bellanira Areiza Guzman Areiza, 17 anni; il figlio di 11 anni Deiner Andrés Guerra; un altro contadino, Alfonso Bolivar Tuberquia Graciano, 30 anni, membro del consiglio di Pace della zona umanitaria di Mulatos; la sua compagna, Sandra Milena Muñoz Pozo, 24 anni, e i suoi figli Santiago Tuberquia Muñoz di 2 anni e Natalia Andrea Tuberquia Muñoz di 6 anni. Oggi, a un anno esatto dalla tragedia, tante le iniziative in Colombia e in Europa, mirate a non dimenticare quanto che quelle morti raccontino, quanto testimonino di ciò sta accadendo laggiù. In dodici mesi, nessuna giustizia è stata fatta, anzi. Gli atti terroristici di militari e paramilitari contro i civili continuano a spargere sangue e paura nelle verdi colline d’Arauca. Altri due i leader comunitari massacrati nel frattempo: Arlen Salas e Edilberto Vasquez. Gli sfollamenti forzati per le violenze continuano. I soldati impongono blocchi sugli alimenti, impedendone la libera circolazione e controllano le strade, armati fino ai denti. E il governo che fa? Incolpa la comunità di non collaborare al suo tentativo di supporto e protezione. La conclusione è una: l’annientamento della resistenza non violenta delle comunità di pace rientra nella strategia politica di criminalizzare e perseguire le organizzazioni e i movimenti sociali, popolari, indigeni e contadine che in Colombia stanno tentando di costruire un’alternativa di pace a una guerra che li sta devastando da oltre 40 anni. Nel caso di San Josè, inoltre, è evidente lo scopo economico che sta dietro il terrore indiscriminato. San Josè è ubicato in una zona troppo appetibile, dove grandi multinazionali intenderebbero ampliare la già diffusa coltivazione della palma africana almeno nella parte del territorio che verrebbe risparmiata dalla costruzione di un canale interoceanico. Piani miliardari per i quali la presenza dei contadini è solo un ostacolo da eliminare.  
     
    Stella Spinelli
     
    Peace Reporter, 21/02/2006
    February 06

    LA GUERRA DI "LAS MALVINAS" UCCIDE ANCORA

    Ve la ricordate la guerra delle isole Falkland, o come sono chiamate dagli argentini, Islas Malvinas? E’ stata una guerra senza senso, che ha opposto Gran Bretagna e Argentina per la riconquista di poche isole al largo dell’oceano Atlantico esotto protettorato britannico, ‘inventata’ da un gruppo di scellerati generali argentini capeggiati dal famigerato ‘borracho’, l’ubriaco, nomignolo affibbiato al generale Leopoldo Galtieri. Una guerra che ancora oggi, ad oltre 20 anni dalla fine, causa diverse vittime.
     
    I suicidi. Nel conflitto delle Falkland, durato dieci settimane, dal 2 al 14 aprile del 1982, morirono 649 soldati argentini e 250 britannici. Nei venti anni successivi in Argentina i casi di suicidio fra i reduci sono stati circa 300, ma i numeri potrebbero essere addirittura più alti. E non solo. Quelli che sono riusciti a mettersi in salvo non sono stati in grado di dimenticare quella tremenda vicenda. Un po’ come è successo ai veterani statunitensi della guerra in Vietnam. Ancora oggi, per le strade delle grandi città argentine, da Buenos Aires a Rosario, da Mar del Plata a Cordoba, si possono incontrare i reduci di quella sporca guerra che chiedono elemosina o che vendono cicche da masticare, cercando di sbarcare il lunario e soprattutto di dimenticare. Ma qual è la causa scatenante di tanti disagi e dei molteplici suicidi? I motivi sono molti e tutti riconducibili a quell’unico filo conduttore che si chiama guerra. Dalle analisi effettuate dalle tante associazioni di ex veterani, pare che più del 70 percento degli ex combattenti sia attualmente disoccupato. Più del 60 per cento vive per strada o non ha la possibilità di ottenere un’abitazione decorosa. E non si riescono a contare i reduci che hanno avuto problemi psicologici post guerra. In più ci sono, come conseguenza brutalmente ovvia di ogni conflitto, gli ex combattenti invalidi. Molti, di ritorno dalla guerra, hanno raccontato la difficoltà di dormire. “Durante la guerra ci si appisolava e non si sapeva se ci si sarebbe risvegliati o se un missile ci avrebbe colpito. Se ti addormentavi un metro più in là magari eri morto. La sensazione ancora adesso è quella”, racconta Juan Fonseca ex combattente. La mancanza di fiducia della popolazione, che non li ha mai visti di buon occhio associandoli alla dittatura sanguinaria di quel tempo, responsabile fra l’altro della scomparsa di circa 30mila persone, e talvolta il tremendo tunnel della droga e dell’alcool, li ha fatti cadere nel baratro dell’oblio. E l’ondata di suicidi nel corso degli anni è stata solo l’estrema conseguenza dell’assurdità di quel conflitto, perso in partenza dall’esercito argentino, male equipaggiato ed impreparato a fronteggiare una potenza come quella dei soldati della regina, assolutamente convinti della difesa dei 1500 kelpers, gli abitanti dell’arcipelago conteso, impauriti dalla politica argentina e anche per questo determinati a resistere e restare fedeli a sua Maestà.
     
    Gli ex combattenti.  Da troppi anni le associazioni dei reduci della guerra delle Falkland chiedono garanzie e solidarietà al governo e alla popolazione. Emarginati al loro ritorno sul continente, molti non sono stati in grado di mantenere un lavoro fisso, con conseguenze psicologiche devastanti. Solo nel 1992, quindi dieci anni dopo aver firmato la pace davanti agli uomini dell’esercito di sua maestà, hanno iniziato a percepire una pensione mensile. E ancora oggi che sono passati quasi ventiquattro anni, il ‘caso’ veterani non è stato risolto ed in Argentina l’argomento è ancora considerato tabù. Hanno reclamato a gran voce fino ad arrivare a manifestare in Plaza de Mayo per un aumento della pensione che era di soli 400 pesos mensili, poco meno di 70 euro, e per avere accesso ad un servizio sanitario adeguato (la maggioranza dei veterani bisognosi di cure è completamente affidata alla famiglia), ma anche per un riconoscimento storico, una sorta di risarcimento economico.  I reduci hanno anche tentato di fare irruzione nei palazzi del governo esasperati dalla loro condizione sociale. Il problema Malvinas ha interessato molto il presidente argentino Nestor Kirchner, che ha mantenuto la promessa di un aumento sostanzioso alle pensioni degli ex combattenti che sono salite da 400 a più di 900 pesos, tanto che un ex sottufficiale dell’esercito ha definito il fatto “un passo in avanti verso il giusto cammino”. Anche lo scrittore ex combattente argentino Edgardo Esteban, che ha ispirato il film “Iluminados por el fuego”, ha fatto sapere di essere soddisfatto: “l’aumento delle pensioni è un modo di riconoscere e soprattutto non dimenticare”.
     
     
                                                                                   PEACEREPORTER

    NO ALLE CARTIERE SUL FIUME!!!!!!!!

    La battaglia dell'Uruguay
    FULVIO GIOANETTO
    Sono in molti a chiedersi perché il governo progressista del presidente Vasquez in Uruguay continui imperterrito a difendere la costruzione delle fabbriche di cellulosa sul fiume Uruguay, nonostante un'opinione pubblica interna sempre più opposta al progetto e al prezzo di un accelerato deterioramento delle relazioni bilaterali con la vicina e amica Argentina. Di quel progetto questa rubrica ha già parlato (l'ultima volta l'11 gennaio): due grandi impianti per la produzione di cellulosa nella provincia di Rio Negro, sulla sponda uruguayana del fiume Uruguay, hanno suscitato le proteste di ambientalisti, cittadini e autorità locali nella provincia argentina di Entre Rios, sull'altra sponda del fiume. Forse perché le cartiere spagnola e finlandese coinvolte nel progetto potranno godere di esenzioni fiscali, o perché pagheranno agli operai locali dei salari di molto più bassi dei loro colleghi europei. Il progetto è circondato da sospetti di clientele, come denunciato dal pubblico ministero Enrique Viana che ha aperto un procedimento, dopo le dichiarazioni del rappresentante dell'impresa spagnola di cellulosa Viana, anch'essa socia del progetto, che ha dichiarato di aver «donato pubblicamente 10.000 dollari a tutti i partiti politici del paese senza distinzione» per installare le contaminanti cartiere nella provincia di Rio Negro.

    La scorsa settimana centinaia di cittadini argentini e uruguayani hanno ancora una volta bloccato il ponte internazionale General San Martin e quelli fra le città di Colon e Concordia, tutti sul fiume Uruguay, per affermare la loro opposizione contro «le cartiere che le imprese europee costruiscono sulle nostre terre».L'assemblea cittadina di Gualeguaychù (Argentina), che lo scorso giugno aveva organizzato picchetti e blocchi stradali con più di 40.000 persone, ha deciso di organizzare «carovane mobili di resistenza» contro la progettata costruzione, accompagnata dai sindaci e dal governatore della regione. Gli obiettivi sono chiari: «gli abitanti dei due lati del fiume Uruguay siamo venuti ad abbracciarci sulle sue acque per affermare la nostra decisione di difendere il fiume, perché i corsi d'acqua, le terre, i boschi e tutto quello che nasce qui è patrimonio delle generazioni future e nessuna impresa o persona ha diritto di togliercelo o di inquinare, perché chi lo fa, compie un crimine contro l'umanità intera».

    Di fronte all'ampliarsi delle proteste, inusuali in queste latitudini, la cancelleria argentina ufficialmente ha preso posizione contro il progetto e ha deciso di creare un commissione che a giorni dovrà pronunciarsi sul come agire senza «deteriorare le relazioni fra i due popoli».

    Le due imprese europee, la finlandese Botnia e la spagnola Ence (Empresa Nacional Celulosa de España), quest'ultima già condannata in Spagna a pagare una multa di 500.000 dollari e a chiudere la cartiera in Pontevedra lo scorso anno, hanno firmato nel 2002 un accordo con il governo uruaguayo di Jorge Battle per un investimento di 1800 milioni di dollari e la promessa di dar lavoro a 4 o 5.000 persone nelle progettate cartiere. Anche se le due imprese, appoggiate da un studio d'impatto ambientale della Banca Mondiale, hanno affermato di aver migliorato la propria tecnologia con «sistemi produttivi puliti ed ecologici» che per lo sbianchimento, al posto di utilizzare cloro utilizzano diossido di cloro. Ma pochi gli credono, anche perché una fabbrica di Ence che utilizza la stessa tecnologia ha dovuto chiudere in ottobre in Valdivia (Cile) per le piogge acide che provocava. Con le fabbriche sparirà la spiaggia di Ñandubaisal e il turismo estivo connesso, e le centinaia di casette di pescatori al bordo del fiume. Se poi anche i residui della contaminazione dell'acqua saranno ridotti, restano sempre lo scrap (pezzi di lignina e reflui chimici) e i famigerati ossidi di zolfo e di azoto, che evaporano e vanno a provocare le pioggie acide.
    (IL MANIFESTO-04/02/06)
    February 02

    DONNE CREANDO...

    Mujeres Creando è parte fondamentale del movimento sociale in Bolivia. Hanno scelto la diversità come base sulla quale costruire la propria identità collettiva. Sono più di 14 anni che portano avanti un dibattito in ambito internazionale sui postulati della cooperazione e l’impoverimento dei paesi del sud, con l’ottica e la prospettiva delle donne, tra gli altri molti temi. Come gruppo di donne condividono i pensieri sul femminismo in molti dei forum internazionali con ogni tipo di donne o collettivi interessate in questi dibattiti.

    Annualmente si pongono come obiettivo di scambiare i propri contenuti con donne e in spazi dove si possano mettere in comune opinioni e progetti di carattere innovativo, femminista, antipatriarcale e con una trasformazione politica di analisi e critica alle azioni di demolizione che si stanno facendo per conto di agenti come banche, grandi multinazionali o le Ong che guadagnano sulle spalle della popolazione civile in Bolivia.

    Queste donne si sono battezzate Creando poiché partono dalla rivendicazione del fatto creativo, del diritto individuale a esistere e avere voce propria in un contesto di ingiustizia, cioè a dire il diritto alla libera espressione. La propria azione, l’uso della parola e l’espressione corporale, utilizzando lo spray come arma - pennello e grido come essenza del discorso - alla ricerca di risultati diretti che incidano nella società.

    I loro graffiti sono un attrezzo unico e essenziale per comunicare in generale con la popolazione della Bolivia. Le loro azioni nelle strade della Bolivia sono pubbliche, interventi di contenuto politico e di denuncia che fanno della strada il proprio fondamentale spazio di lavoro e di dibattito.

    Loro si definiscono come agitatrici stradali e hanno numerose iniziative e progetti civili e femministi nel loro paese che desiderano porre in comune con gruppi di donne, in spazi dove si possano dibattere. Il loro lavoro ha superato le frontiere della società boliviana, in numerose partecipazioni con i movimenti sociali in Spagna, formano parte anche della collezione del MUSAC, hanno fatto laboratori e partecipato in varie mostre nel Centro d’Arte Regina Sofia, Casa America, Centro Atlantico di Arte Moderna di Gran Canaria, mostra internazionale di cinema realizzato dalle donne di Saragoza, Paraninfo della Università di Saragoza, etc.

    www.mujerescreando.com

    February 01

    MALECON AL ROSSO VIVO

    Il martedì 24 febbraio i cubani hanno offerto un testimone indiscutibile del loro firme pensamento intorno della più recente provocazione dell' amministrazione nordamericana e la ennesima manipolazione nel processo contro Luis Posadas Carriles (un terrorista risponsabile dell' atentato contro un aereo comerciale cubano, in Caracas nel 1976).
    Se ciò che volevano l' imperio e il suo ufficio d'interesi alla Avana, era di missurare la temperatura della situazione politica dell' isola, sono riusciti:IL MALECON ERA AL ROSSO VIVO!!!
    Con bandiere cubane e manifesti con la foto di Posadas Carriles e l'scrita "pericolo, assassino".
    Nel suo intervento, insolitAmente corto (20 minuti) Fidel ha affermato "Washington
    ha fallito totalmente nel isolare Cuba" "Sconfitta che si vede nelle vittorie della sinistra in Americalatina" "Gli
    Stati Uniti tenta di tagliare tutte le importazioni alimentare dell'isola, cosa che deteriora di più la difficile situazione economica che viene soffrendo l'isola e che si ha aggravato con lo storico embargo statiunitense"
    "Stati Uniti è stato smascherato davanti al mondo, demoralizzato, inginochiato.."diceva Fidel.
    PER IL RESTO DEL MONDO PUO' SEMBRARE SOLTANTO UN'ILLUSIONE, UN'ESPRESSIONE DI DESIDERIO; EPPURE NEL MALECON ERA QUASI CREDIBILE!!!!!!!
    January 19

    ATTENZIONE!!

     Una dozzina di attivisti di Greenpeace, tra cui un volontario italiano, Rossano Filippini, hanno fatto irruzione ieri in una cartiera in costruzione in Uruguay, ma sono stati arrestati dalla polizia, che li ha poi rilasciati.
    Filippini, quarantenne, romagnolo, è un militante storico dell'associazione ed è solitamente impegnato come cuoco a bordo delle navi di Greenpeace, che in questo momento stanno contrastando le baleniere giapponesi nel mar Antartico.

    L'azione di Greenpeace è l'ultima novità di un contenzioso che si trascina da settimane tra i governi di Argentina e Uruguay, poichè 300 chilometri a nord est di Montevideo, la società finlandese Botnia e la spagnola Ence, stanno costruendo due cartiere che utilizzano una tecnologia altamente inquinante, che rischia di alterare irrimediabilmente l'ecosistema locale, soprattutto quello del fiume Uruguay.
    Greenpeace chiede l'impiego di tecnologie di sbiancamento senza cloro ed un impegno verso l'impiego di materie prime riciclate o almeno certificate FSC per la buona gestione forestale (Forest Stewardship Council).

    Greenpeace chiede ai governi dell'Argentina e dell'Uruguay di fermare la costruzione delle cartiere, fino a quando non sarà varato un piano industriale basato su tecnologie responsabili. Ma il ministro degli esteri uruguaiano Reinaldo Gargano ha invece dichiarato che ''continueranno i lavori'' per la realizzazione delle due cartiere, di rilevante importanza economica per il Paese.
    L'associazione propone ai sostenitori in tutto il mondo di inviare una lettera ai presidenti di Argentina e Uruguay
    January 16

    QUELLA DONNA....

    è UNA GIORNATA STORICA, LA SOCIALISTA MICHELLE BACHELET è STATA LA PRIMA DONNA AD ESSERE SCELTA PRESINDENTE DEL CILE. CON IL 53% DEI VOTI CONTRO IL 46% DI SUO AVVERSARIO DI DESTRA SEBASTIAN PINEIRO.
    "VOGLIO CHE IL MIO GOVERNO SIA RICORDATO COME UN GOVERNO DI TUTTI" "PAROLA DI DONNA"
    "PRENDO LA RESPONSABILITA CHE MI AVETE CONCESSO, SONO SOLTANTO 4 ANNI E NON C'è TEMPO DA PERDERE"
    BACHELET DEDICO UN SALUTO E UN COMPROMESSO A LA GENTE DELLE REGIONI E RINGRAZIO ALLE DONNE; UNA  RAGAZZA TRA LA FOLLA GRIDO:"ADESSO METTEREMO LA CASA IN ORDINE!!".
     
     
    MICHELLE BACHELET:54 ANNI, MEDICO PEDIATRA. FIGLIA DEL GENERALE ALBERTO BACHELET, UN MILITARE TORTURATO E UCCISO DAL REGIME D'AUGUSTO PINOCHET. LEI STESSA INSIEME A SUA MADRE SONO STATE TORTURATE DURANTE LA DITTATURA.
    DOPO SI è ESILIATA IN AUSTRALIA E DOPO IN GERMANIA DOVE SI è SPOSATA E AVUTO  DUE FIGLI. è TORNATA IN CILE NEL 1979.
    January 12

    CHAVEZ

    La sede di Buenos Aires del Centro Wiesenthal ha voluto leggere in una dichiarazione del presidente venezuelano Hugo Chávez delle dichiarazioni antisemite. Queste dichiarazioni, non solo non sono mai state pronunciate, ma sono state chiaramente manipolate per ottenere un
    effetto delegittimazione del presidente bolivariano. Lo stesso Centro Wiesenthal di Buenos Aires, sulla base di questa manipolazione, si
    spinge fino a chiedere la sospensione dell'ingresso del Venezuela nel Mercosur. Ovviamente la versione manipolata del discorso di Chávez, è
    stata ripresa dalla stampa mondiale senza alcun tipo di verifica. E' improbabile che sia stato lo stesso Centro Wiesenthal a confezionare il
    caso, ma se n'è fatto latore spendendo nella peggior maniera il proprio prestigio. Non è difficile -ma è doveroso- fare chiarezza:

    Il 24 dicembre 2005 il presidente Hugo Chávez Frías ha affermato:

    'El mundo tiene suficiente para todos, pero resultó que algunas minorías, descendientes de los que sacaron a Bolívar de aquí, crucificándolo también a su manera, en Santa Marta... en Colombia. Una minoría se agarró las riquezas del mundo para ellos'.

    "Il mondo ne ha per tutti, ma risulta che alcune minoranze, discendenti di quelli che cacciarono Bolivar da qui, crocifiggendolo alla sua
    maniera, a Santa Marta... in Colombia. Una minoranza che poi si è tenuta le ricchezze del mondo per loro".

    Il discorso del presidente è stato trasmesso in diretta televisiva e quindi ciò è di facile e ovvia verifica per chi non si vuole sommare
    alla canea neoliberale antilatinoamericana. E non è possibile alcuna incertezza interpretativa.

    Secondo il Centro Wiesenthal di Buenos Aires, Chávez avrebbe invece detto: "el mundo tiene para todos, pues, pero resulta que unas minorías,
    los descendientes de los mismos que crucificaron a Cristo, se adueñaron de las riquezas del mundo".

    Che tradotto suona: "Il mondo ne ha per tutti, ma risulta che alcune minoranze, discendenti di quelli che crocifissero Cristo, si sono impossessati delle ricchezze del mondo".

    E' bastato far saltare il riferimento a Simón Bolívar per stravolgere totalmente il significato di dichiarazioni che neanche lontanamente facevano riferimento alla comunità ebraica. Ma la palese manipolazione delle parole del presidente sono purtroppo sufficienti perché adesso per anni il benpensante progressista europeo di turno si sentirà autorizzato a dire: "però Chávez è antisemita" senza sapere neanche di cosa e di chi parla.

    Il riferimento del presidente Chávez è costantemente alla minoranza creola (cattolica apostolica romana, che detiene il 90% delle ricchezze del continente ribelle) e all'Impero (bianco, anglosassone, protestante) sul quale cita volentieri il Liberatore Simón Bolivar nel 1826: "Gli Stati Uniti del nordamerica sono destinati a piagare il mondo di fame, miseria e morte in nome della libertà".

    Il discorso di Hugo Chávez non solo non ha NULLA di antisemita ma neanche di cattoreazionario. Ma tutto fa brodo per disegnare un Chávez
    antidemocratico, altra diffamazione non suffragata da nessun fatto concreto.
    Da anni si parla di ciò, ma la realtà è che nella Repubblica Bolivariana del Venezuela si è sempre votato in libertà e democrazia in Venezuela in
    questi anni come sempre certificato dall'OSA, dal Centro Carter e da quant'altri istituti internazionali. Chissà perché siamo condannati a doverlo ripetere fino alla noia.

    Non sommiamoci quindi (oltretutto in maniera così superficiale) al sistema disinformativo alimentato dai SUA al quale vengono destinati 44 miliardi di dollari l'anno solo per diffamare chi si oppone agli interessi della superpotenza. Il momento tra l'altro non è casuale. Da un lato Evo Morales si somma al processo antimperialista, dall'altro proprio Chávez sta offrendo ai grandi debitori, Argentina e Brasile in testa, un'alternativa reale al sistema di dominio finanziario anglosassone. Sono colpe imperdonabili e quindi sia Morales che Chávez vanno colpiti, con ogni mezzo.

    Quest'ultima è quindi una delle mille trappole sottese contro il processo bolivariano, ma basta così poco per non cascarci, a meno che uno non ci voglia cascare volontariamente.
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    LA REDAZIONE DELLA RIVISTA"LATINOAMERICA"
    December 29

    BOLIVIA SARA LA CAPITALE DEL PROGRESSISMO

    SARA UN INCONTRO MONDIALE DEI MOVIMENTI SOCIALE, E DE PERONALIDADE DI SINISTRA, TRA LORO ANCHE DIEGO MARADONA, SARA IN LA PAZ (BOLIVIA) IL MOTIVO: LA ASSUNZIONE DEL FUTURO PRESIDENTE EVO MORALES, IL PROSSIMO 22 GENNAIO.
    SONO STATI INVITATI: I "PIQUETEROS" DI ARGENTINA, IL MOVIMENTO "SENZA TERRA" DI BRASILE, I CIRCOLI BOLIVARIANI DI VENEZUELA, IL MOVIMENTO INDIGENA ZAPATISTA DEL SUBCOMANDANTE MARCOS DI MESSICO, LA CONFEDERAZIONE DI NAZIONE INDIGENE ECUATORIANA E IL ASSSE PACHACUTI DI ECUADOR.
    INOLTRE A DIEGO, HANNO CONFIRMATO LA SUA PRESENZA NELLA CEREMONIA: I CANTAUTORI SILVIO RODRIGUEZ DI CUBA E PIERO DI ARGENTINA (CHI HA PARTECIPATO ANCHE NELLA CEREMONIA DI CHIUSURA DI CAMPAGNA ELETTORALE). ANCHE IL EX PRESIDENTE NELSON MANDELA  E I DUE PREMI NOBEL DELLA PACE: LA GUATEMALTECA RIGOBERTA MENCHU E IL ARGENTINO ADOLFO PEREZ ESQUIVEL. EL NOBEL DELLA LETTERATURA GABRIEL GARCIA MARQUEZ DI COLOMBIA E GLI SCRITORI EDUARDO GALEANO DI URUGUAY E JOSE SARAMAGO DI PORTOGALLO.
    MORALES, 46 ANNI SARA PROCLAMDATO IL 22 GENNAIO, IN UNA CEREMONIA UFFICIALE IN LA PAZ E UN'ALTRA STRAORDINARIA IN SAN FRANCISCO DOVE SARA RICONOSCIUTO PER I MOVIMENTI SOCIALI. UN GIORNO PRIMA IL INDIGENO AYMARA-QUECHUA ASISTIRA AD UNA CEREMONIA ANDINA NEL CENTRO RITUALE TIWANAKU, DOVE SARA CORONATO COME AUTORITA NATIVA.
    PIANGO, E CONDIVIDIO QUESTA EMOZIONE CON IL POPOLO BOLIVIANO E CON TUTTI COLORO CHI VOGLIONO TANTISSIMO BENE L'AMERICALATINA. ALZO LA MIA COPPA PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E LA PACE.  
    December 21

    AMERICA: VOLTI E MASCHERE

    Colombo scoprì l'America nel 1492? O prima di lui la scoprirono i vichinghi? E prima dei vichinghi? Ma quelli che vivevano là forse non esistevano? Per la storia ufficiale Vasco Núñez de Balboa fu il primo uomo che vide, da una cima di Panama, i due oceani. Ma quelli che vivevano là erano forse ciechi?

    Chi mise i primi nomi al mais e alla patata e al pomodoro e al cioccolato e alle montagne e ai fiumi d'America? Hernán Cortés? Francisco Pizarro? Ma quelli che vivevano là erano forse muti? Ci hanno sempre detto, e continuano a dirci, che i pellegrini del Mayflower andarono a popolare l'America. Ma l'America era forse vuota? Siccome Colón non capiva quello che dicevano, pensò che non sapessero parlare. Siccome andavano in giro nudi, erano mansueti e davano tutto in cambio di nulla, pensò che non fossero individui razionali. E siccome era sicuro di essere entrato in Oriente dalla porta di servizio, pensò che fossero indiani dell'India. Poi, durante il suo secondo viaggio, l'ammiraglio con un proclama stabilì che Cuba faceva parte dell'Asia.

    Il documento del 14 giugno 1494 confermò che l'equipaggio delle sue tre navi lo riconobbe in tal modo, e che a chi avrebbe detto il contrario sarebbero state inflitte cento frustate, avrebbe pagato una penale di diecimila maravedí e gli sarebbe stata tagliata la lingua. Il notaio, Hernán Pérez de Luna, gli attribuì pubblica fede. E in calce firmarono i marinai che sapevano firmare.

    I conquistatori pretendevano che l'America fosse quel che non era. Non vedevano quello che vedevano, bensì quello che volevano vedere: la fonte dell'eterna giovinezza, la città dell'oro, il regno degli smeraldi, il paese della cannella. E ritrassero gli americani così come in passato avevano immaginato i pagani d'Oriente.

    Cristoforo Colombo vide nelle coste di Cuba sirene con volti di uomo e piume di gallo, e venne a sapere che non lontano da lì gli uomini e le donne avevano la coda. Nella Guayana, secondo sir Walter Raleigh, c'era gente con gli occhi sulla schiena e la bocca nel petto. In Venezuela, secondo fra' Pedro Simón, c'erano indios con orecchie così grandi che le trascinavano per terra. Nel Río delle Amazzoni, secondo Cristóbal de Acuña, gli indigeni avevano i piedi alla rovescia, con i talloni davanti e le dita dietro, e secondo Pedro Martín de Anglería le donne si mutilavano un seno per tirare meglio le loro frecce. Anche Anglería, il quale scrisse la prima storia d'America senza esserci mai stato, affermò che nel Nuovo Mondo c'erano persone con la coda, come aveva raccontato Colombo, e che la loro coda era così lunga che si potevano sedere solo su sedie con il buco.

    Il Codice Nero proibiva la tortura degli schiavi nelle colonie francesi. Ma non era certo per torturare, bensì per educare, che i padroni frustavano i loro negri, e che, quando questi fuggivano, gli recidevano i tendini. Erano commoventi le Leggi dell'India, che proteggevano gli indigeni nelle colonie spagnole, ma ancora più commoventi erano la gogna e la forca piantate nel centro di ogni Plaza Mayor. Assai convincente era la lettura dell'Ingiunzione che, alla vigilia dell'assalto di ogni villaggio, spiegava agli indigeni che Dio era venuto al mondo e che aveva lasciato al suo posto San Pietro e che San Pietro aveva come successore il Santo Padre e che il Santo Padre aveva fatto mercè alla regina di Castiglia di tutta quella terra e che pertanto dovevano andarsene da lì o pagare il tributo in oro e che in caso di rifiuto o di ritardo gli si sarebbe fatta la guerra e loro sarebbero stati trasformati in schiavi, e così pure le loro mogli e i loro figli. Ma questa Ingiunzione di Obbedienza si leggeva sul monte, in piena notte, in lingua castigliana e senza interprete, in presenza del notaio e di nessun indigeno, perché gli indigeni dormivano ad alcune leghe di distanza, e non avevano la minima idea di quanto gli stava per piombare addosso.

    Fino a non molto tempo fa, il 12 ottobre era il Giorno della Razza. Ma esiste davvero una cosa simile? Che cos'è la Razza, oltre ad essere una menzogna utile per spremere e sterminare il prossimo? Nell'anno 1942, quando gli Stati Uniti entrarono nel conflitto mondiale, la Croce Rossa di quel paese decise che il sangue nero non sarebbe stato ammesso nelle sue banche di plasma. Si sarebbe così evitato che la mescolanza di razze, proibita a letto, si facesse per iniezione. Qualcuno ha mai visto sangue nero?

    In seguito, il Giorno della Razza è diventato il Giorno dell'Incontro. Sono forse incontri le invasioni coloniali? Quelle di ieri e quelle di oggi: incontri? Non bisognerebbe forse chiamarle violazioni? Forse l'episodio più rivelatore della storia d'America accadde nell'anno 1563, in Cile. Il fortino di Arauco era assediato dagli indiani, senz'acqua né cibo, ma il capitano Lorenzo Bernal rifiutò di arrendersi. Dallo steccato, gridò: -Noi saremo sempre di più! -Con quali donne? domandò il capo indigeno. -Con le vostre. Noi gli faremo fare figli che saranno i vostri padroni.

    Gli invasori chiamarono cannibali gli antichi americani, ma più cannibale era il Cerro Rico di Potosí, le cui bocche mangiavano carne indigena per alimentare lo sviluppo del capitalismo europeo. E li chiamarono idolatri, perché credevano che la natura è sacra e che siamo fratelli di tutto quel che ha gambe, zampe, ali o radici. E li chiamarono selvaggi. Almeno in questo non si sbagliarono. Gli indigeni erano così grezzi che ignoravano di dover richiedere il visto, il certificato di buona condotta e il permesso di lavoro a Colombo, Cabral, Cortés, Alvarado, Pizarro e ai pellegrini del Mayflower.
     
    EDUARDO GALEANO.
    December 20

    EVO MORALES PRESIDENTE DI BOLIVIA

    OGGI IL "CHE" SAREBBE FELICE. MORALES, CHE DICE DI ESSERE IN CONTRO DELLE DOTTRINE NEOLIBERISTE è ANCHE PROFONDAMENTE ANTIIMPERIALISTA E ANTI BUSH.
    UNA STORIA DI SACCHEGGI è LA STORIA BOLIVIANA (CAUCCIU, STAGNO, PETROLIO, GAS...) UN POPOLO MARGINATO DALLA STORIA,  OGGI HA DA FESTEGGIARE, E TANTO. LA RIVOLUZIONE SARA ALLEGRA O NON SARA.
    DOMENICA HA VINTO BOLIVIA E HA VINTO MORALES, MA ANCHE HANNO VINTO GLI IMMERSI DEL MONDO, E ANCHE HAI VINTO TU "CHE", SIEMPRE LA TUA VITA E LA TUA MORTE CI DANNO NUOVI SENSI. GRAZIE PER ESSERE ARGENTINO. GLI IMMERSI DEL MONDO PORTANO SEMPRE IN QUALCHE POSTO LA TUA IMAGINE COME ESSEMPIO E LA CONINUERANNO A PORTARE. SONO SICURO. E POR TANTO TEMPO. (TATO PAVLOVSKY- PAGINA 12)
     
    EVO MORALES: INDIGENO AIMARA. HA VINTO LE ELEZIONI PRESIDENZIALE  DI BOLIVIA.
    PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA UN INDIGENO PRESIDENTE DI UN PAESE LATINOAMERICANO.
    November 10

    LA SEPULTURA DEL ALCA EN MAR DEL PLATA.

    GEORGE W. BUSH, QUE A ESCEPCION DE ISRAEL Y LOS INFELICES PAISES DEL ESTE EUROPEO EX SOCIALISTA, QUE CON ALGUNA BUENA RAZON LO CONSIDERAN UN IDOLO; "EL CRUZADO" DE LA GUERRA CONTRA EL TERRORISMONO GOZA EN GENERAL DE BUENA FAMA. PERO SI HAY UN LUGAR EN EL MUNDO DONDE LO DETESTAN CASI TANTO COMO EN EL UNIVERSO ARABE-ISLAMICO, ES EN AMERICA LATINA. DONDE POR MAS DE UN SIGLO ESTAMOS HABITUADOS A LAS ATENCIONES DE  EE.UU.;QUE EN  ESTOS  ULTIMOS ANOS SE RESERVAN SOLO PARA PALESTINA E IRAK, AFGANISTN E IRAN:   EXPORTACION DE MANU MILITARES, DICTADURAS PROTO-FASCISTAS, O DE PSEUDODEMOCRACIAS (SIEMRE LIBERALES), SEGUN LA FASE O LA NECESIDAD; Y DE MODELOS ECONOMICOS DE PURO SAQUEO QUE IMPONIAN (IMPONEN) EL LIBRE MERCADO Y EL LIBRE INTERCAMBIO, SOLO EN DIRECCION DE IDA Y JAMAS DE VUELTA. "LIBERAR" LOS MERCADOS Y EL  INTERCAMBIO CON AMERICA LATINA DE PRODUCTOS Y SERVICIOS made in USA, PARA PODER HACER DESMANES A NUESTROS RECURSOS NATURLES, CERRAR O PROTEGER LO SUYO CON SUSTANCIOSOS SUBSIDIOS.
    AHORA AMERICA LATINA DESPUES DE HABER SIDO EL LABORATORIO EXPERIMENTAL DEL NEO-LIBERALISMO MAS SALVAJE Y DESTRUCTIVO, PARECE EMPEZAR A MOVERSE.
    ESTE HERVIDERO QUE ES AMERICA LATINA, QUE LLEVO A LO QUE CHAVEZ HA DEFINIDO EN MAR DEL PLATA COMO "LA SEPULTURA DEFINITIVA DEL ALCA", ES UN CAMINO CONFUSO PERO A LA VEZ CLARISIMO QUE VA MAS ALLA DE SUS CONFINES.