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    November 24

    ANCORA...

    Roma, processo ai torturatori di Garage Olimpo


     foto ansa
    Il nove e il dieci novembre verrà inserito un altro tassello nel complicato mosaico delle sparizioni legate alla dittatura argentina: si apre a Roma, nell´aula bunker di Rebibbia il secondo processo italiano, per la scomparsa di cittadini italo-argentini negli anni della dittatura che governò il Paese dal 1976 al 1983.

    Tutto ha inizio il 24 marzo 1976, quando il generale Jorge Videla instaura il regime militare. Quelli furono gli anni bui della dittatura, gli anni della guerra sucia (guerra sporca), dove sequestri, sparizioni e esecuzioni sommarie costarono la vita a oltre trentamila persone.

    Tra i tanti desaparecidos (scomparsi) a non fare più ritorno, tre persone italo-argentine che furono detenute nella base sotterranea della caserma della marina militare denominata Esma; un luogo di tortura, posto nel centro di Bueno Aires, dove sono passate 5.500 persone senza fare più ritorno.

    «Per loro e per chi non ha ancora ottenuto giustizia stiamo combattendo anche con questo processo» spiega Innocencia Luca vedova di Giovanni Pegoraro e madre di Susanna, entrambi desaparecidos visti ancora vivi l´ultima volta nella caserma dell´Esma da numerosi testimoni.

    Susanna quando scomparve aveva 21 anni ed era incinta. Il suo successivo omicidio e la sottrazione del figlio sono stati provati dalle inchieste delle associazioni umanitarie argentine Madres de Plaza de Mayo e Abuelas de Plaza de Mayo (madri e nonne della Plaza de Mayo di Buenos Aires, la piazza antistante il palazzo della presidenza, dove le donne si riuniscono ogni giovedì dal 30 aprile del 1977 perché vogliono conoscere il destino dei loro congiunti).

    «A pagare per questa e per altre storie di morte sono stati in pochissimi fino ad oggi, ma, in questo trentesimo anniversario dal golpe argentino, il rinvio a giudizio di cinque militari responsabili delle stragi ci apre un futuro di speranza e ci fa fare i conti con un passato tragico. L´impunità di cui hanno goduto sino ad ora questi assassini deve essere superata attraverso la giustizia». A parlare è Estela Carlotto, presidente delle Abuelas de plaza de Mayo che, per la causa che difende è stata vittima di un attentato.

    «Ma le vittime della guerra sporca meritano giustizia» spiega Estela che ha visto scomparire la figlia ventitreenne incinta di un nipote portato via da sua madre cinque ore dopo il parto. «Siamo grati al pubblico ministero Francesco Caporale che ha ottenuto il rinvio a giudizio del latitante Jorge Vildoza, ricercato in Spagna e in Italia, dei già detenuti Jorge "tigre" Acosta , Antonio Febres, Antonio Vanek e Alfredo Astiz, con l´accusa di omicidio volontario premeditato».

    Il soprannome che veniva attribuito a questi personaggi durante il regime era angeli della morte e si capisce perché dal racconto raccapricciante di alcuni testimoni: «i prigionieri che venivano caricati sugli aerei venivano addormentati con un sonnifero, poi dopo un´iniezione di sedativo più potente, venivano buttati vivi nel mare, un´esecuzione senza appello che i soldati argentini avevano appreso, insieme ad altri metodi controrivoluzionari, dai fuoriusciti francesi della guerra d´Algeria che avevano trovato riparo in Sud America».

    Una battaglia difficile per punire i colpevoli di questo silenzioso genocidio che è potuta continuare solo grazie all´abolizione delle leggi sull´immunità, da parte della suprema Corte di giustizia argentina. Leggi che proteggevano i responsabili di quelle atrocità. In Argentina sono attualmente in corso almeno 100 processi con 230 militari e poliziotti in stato d´arresto. A luglio 2006 c´è stata la prima condanna di un sottufficiale della polizia federale che ha avuto 25 anni di carcere per aver torturato prigionieri.

    «Questa è un grande passo avanti per chi ha dovuto assistere a certe ingiustizie per chi quegli orrori li ha vissuti», spiega il regista Marco Bechis, che a vent´anni venne sequestrato e detenuto dai torturatori argentini per quattro mesi in un carcere clandestino chiamato Club Atletico. Bechis decise di farne un film Garage Olimpo.

    E tra le tante iniziative proposte per la memoria del genocidio c´è la traduzione teatrale del lavoro di Bechis che va in scena martedì 7 novembre, al teatro l´Orangerie di Roma. Un progetto che, spiega il regista, è un modo per far capire davvero agli spettatori le paure e l´angoscia dei desaparecidos. Un palcoscenico che sarà una prigione, gli spettatori esposti in prima persona al terrore e al supplizio.

    «Dietro questa scelta si nasconde il forte desiderio di avere giustizia chiedendo aiuto anche ai cittadini italiani che devono sapere - spiega Bechis - perché la sentenza italiana non avrà valore in Argentina se i processati non compariranno, si emetterebbero condanne in contumacia, ma la procedura argentina non prevede questo tipo di giudizio, per cui non riconoscerebbe la sentenza di Roma e un´altra impunità sarebbe compiuta».

                                                      

                         Luigina D'Emilio/ L'UNITA'ONLINE

    June 27

    UN FILM ARGENTINO...MOLTO ARGENTINO!!

     
    DIARIO DEL SACCHEGGIO
     
    Argentina ieri e oggi: cronaca di una rapina di Stato, dall'autore della Dignità degli ultimi, Fernando Solanas

    Bambini infangati che razzolano in una discarica e sfarzosi saloni dei palazzi di governo. Pance gonfie di vermi e di fame e dita avide che contano mazzette di dollari. Rigoroso e potentissimo nel suo incipit, Il diario del saccheggio è un'impietosa fotografia degli esasperati contrasti argentini. Di quel baratro profondo, scavato nel ventre della nazione dal saccheggio a cui allude il titolo. Le immagini recenti dei supermercati presi d'assalto sono soltanto la punta di un iceberg: la memoria del documentarista Fernando Solanas torna addirittura al 1824, alla nascita di quel debito nazionale che da allora ha iniziato a soffocare l'intera nazione. Quasi due secoli dopo: le prime immagini risalgono all'ottobre del 2001. Le promesse del presidente De La Rua si sono risolte nella supina accettazione delle richieste del Fondo Monetario Internazionale. Lo spettro di Meném rivive in una politica di privatizzazioni e svalutazione che ha messo in ginocchio il paese. Appena due mesi dopo la crisi esplode in una rabbia spontanea. Mentre le banche congelano i conti e il presidente minimizza, la popolazione prende d'assalto i negozi. Non si tratta però del saccheggio del titolo. E' la rivolta degli affamati, come fa appena in tempo a dire un manifestante, trascinato a forza dalla polizia. Sembrano esserci tutti in piazza quel 20 dicembre. "El pueblo unido jamas sera vencido": cento, mille voci trovano nel canto l'incoraggiamento alla loro lotta. Sono casalinghe, studenti, operai e impiegati traditi dalla democrazia che i loro padri avevano difeso da 7 anni di dittatura. Come è stato possibile ridurre alla fame un paese così ricco? In questo primo capitolo della trilogia dedicata all'Argentina, di cui a Venezia abbiamo applaudito La dignità degli ultimi, Solanas trova la risposta in un'"aggressione silenziosa" che ha fatto più vittime del regime e della guerra delle Falkland. Anni e anni di politica economica, cioè, con cui Alfonsin prima e Menem poi, hanno messo in pratica un saccheggio sistematico e indiscriminato. Acqua, gas, petrolio, compagnie aeree: una dopo l'altra, tutte le principali imprese pubbliche vengono svendute a colossi finanziari occidentali. Punta il dito con rigore Solanas. Senza retorica e lasciando parlare volti, immagini e storie, come meglio non avrebbe potuto fare. Non suggerisce soluzioni, ma dimostra intanto che l'Argentina c'è. Ormai libera da quell'apatia che il regime di Videla sembrava averle cucito addosso.

    Diego Giuliani
      
    June 11

    TROVATA LA NIPOTE NUMERO 83!!!!

     

    Nascere un'altra volta...

    Le nonne di Plaza de Mayo hanno informato oggi che hanno trovato un’altra filgia di desaparecidos.

    Secondo il comunicato diffuso dalla oraganizazione, si tratta della figlia di Maria Elena Corvalàn y Mario Cèsar Suàrez Nelson, tutti due spariti nel 1977. (dopo una causa di più di 10 anni)

     

     

    La dittatura ci ha rubato una generazione di giovani che volevano cambiare la realtà argentina....

    e  c'è una generazione che non conosce la sua vera identità...

     

    Abuelas de Plaza de Mayo (comunicado oficial)...clicca…

    Abuelas de Plaza de Mayo(in italiano) clicca…

    Contatto: abuelas@abuelas.org.ar

    0800-6668631

    (54)11-4381-0642 

    Clara cerca la sua sorella...clicca…

     CONADI (comisiòn nacional por el derecho a la identidad) 4312-6648

     

    Si tenès dudas sobre tu identidad y crees que sos hijo de desaparecidos, comunicate con las Abuelas de Plaza de Mayo

    4384-0983

    Victoria Clara è la canzone che stà suonando, sritta da Bersuit Vergarabat raccontando  la storia di questi nipoti che non possono abracciare ancora alla sua famiglia che non ha mai smesso di cercare.

    April 20

    NO ALLE CARTIERE SUL FIUME!!!

    No alle 'papeleras', Sì alla vita
    La protesta ambientalista spacca le relazioni diplomatiche tra Argentina e Uruguay
    Scritto per PeaceReporter
    da Adriano Seu 
     
    I membri delle assemblee ambientaliste di Gualeguaychù e Colòn, in segno di protesta contro la costruzione di due cartiere nella località uruguayana di Fray Bentos, hanno deciso di tornare a occupare i due ponti che collegano le opposte sponde del Rio Uruguay.
    La rottura dei negoziati tra i governi di Buenos Aires e Montevideo, che hanno annunciato l’imminente ricorso al Tribunale Internazionale dell’Aja, ha fatto da eco all’intransigenza delle imprese costruttrici, riluttanti nell’accordare una sospensione dei lavori per un periodo di novanta giorni, utili per realizzare uno studio indipendente sull’impatto ambientale cumulato.
    Un nuovo rapporto stilato dalla Corporazione Finanziaria Internazionale (Ifc), organo della Banca Mondiale, getta benzina sul fuoco lasciando, di fatto, la questione ancora aperta. Nel frattempo, l’istituto bancario olandese ING Group, dichiarando di appoggiare e sostenere “esclusivamente progetti gestiti secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale”,  ha deciso di negare il finanziamento precedentemente accordato alla multinazionale finlandese Botnia.

    Scontro diplomatico. Hostfiles.org La soluzione sembrava a un passo. Il presidente uruguayano, Tabaré Vasquez, aveva accettato l’avvio di negoziati col suo omologo argentino, Nestor Kirchner, sulla scia di un accordo che avrebbe dovuto prevedere la rimozione dei blocchi lungo le statali 135 e 136 da parte degli attivisti e la contemporanea sospensione dei lavori di costruzione dei due impianti industriali.
    Ma l’improvviso cambio di direzione di Botnia, che ha annunciato la sospensione dei lavori solo per dieci giorni, e la conseguente ripresa dei blocchi stradali hanno determinato la rottura dei negoziati tra i due Paesi. Jorge Busti, governatore della provincia argentina di Entre Rios, ha criticato l’atteggiamento delle imprese: “Il loro gesto è stato una presa in giro, dal momento che i promessi dieci giorni di sospensione avrebbero coinciso con le festività pasquali. Dunque, i cantieri sarebbero stati ugualmente chiusi”. Sferzanti commenti sul comportamento assunto dall’esecutivo di Montevideo sono giunti dal ministro degli Interni argentino, Anibal Fernandez: “Il presidente Kirchner dovrebbe discutere direttamente con il presidente di Botnia .
    E’ evidente l’impotenza del presidente Vasquez, che ha dimostrato di non poter fare assolutamente nulla per dirimere la questione”. Dal canto suo il governo uruguayano, pressato dalla protesta ambientalista e dagli onerosi, nonché vincolanti, accordi commerciali stipulati con le multinazionali, non sembra essere disposto ad alcuna concessione.
    L’enorme valenza economica e occupazionale che le cartiere rappresentano – si parla di un investimento di 1.800 milioni di dollari che dovrebbe consentire un aumento del pil interno dell’1,5% e garantire occupazione a circa 8 mila persone – spiega la fermezza delle posizioni uruguayane. “Non possiamo contravvenire ai contratti perché sono il nostro biglietto da visita al mondo. Le imprese straniere non verrebbero più a fare investimenti”, ha dichiarato il vice ministro per l’Ambiente uruguayano, Jaime Igorra. Il presidente Vasquez, con maggior fermezza, ha promesso che “le cartiere si costruiranno sicuramente e con la tecnologia precedentemente stabilita dalle imprese”.

    Denuncia reciproca
    . Dopo che il ministero delle Finanze uruguayano ha reso noto che i blocchi alle vie di comunicazione hanno causato finora perdite per 450 milioni di dollari, la ripresa dei presidi sulla sponda argentina del Rio Uruguay ha indotto il presidente Vasquez a chiamare in causa il Tribunale Internazionale dell’Aja, per denunciare violazioni al principio della libera circolazione di merci e persone. La decisione è giunta dopo la presentazione di un’analoga istanza presso il Consiglio direttivo del Mercosur (organismo sovranazionale, attualmente presieduto proprio dall’Argentina e integrante le altre tre nazioni sud americane del blocco orientale, cioè Brasile, Paraguay e Uruguay, oltre al Venezuela). Anche l’esecutivo di Buenos Aires ha annunciato che ricorrerà alla corte di giustizia dell’Aja , spinto dall’impossibilità d’instaurare un dialogo con le autorità uruguayane e con i vertici delle multinazionali e incoraggiato dalle conclusioni dell’ultimo rapporto dell’Ifc che, pur definendo “eccessive” le preoccupazioni di parte argentina, ha denunciato la mancanza di attendibilità e completezza nelle informazioni fornite finora dalle imprese.

    Da semplice protesta a “caso nazionale”
    Hostfiles.org . Il carattere pacifico e massiccio delle manifestazioni ambientaliste, che durano ininterrottamente da gennaio, unito al forte appoggio degli attivisti di GreenPeace, ha fatto sì che le rivendicazioni degli abitanti di Gualeguaychù e Colòn  balzassero all’attenzione dell’intero Paese. La domenica di Pasqua, Buenos Aires si è svegliata ricoperta da cartelloni su cui campeggiavano le scritte “No a las papeleras, si a la vida” e “Non lasciamo soli i fratelli di Entre Rios”. Allo stesso tempo, vescovi e sacerdoti argentini e uruguayani si sono offerti di fare da mediatori nel contenzioso tra i due governi e le imprese, ma da Montevideo sono giunte reazioni di cauto scetticismo.  Mentre gli ambientalisti si apprestano a organizzare campagne di sensibilizzazione nelle principali città, i membri della Asamblea Ciudadana de Gualeguaychù hanno annunciato, per il prossimo 30 aprile, un’imponente marcia pacifica alla quale sono annunciate più di 50 mila persone.
    Hostfiles.org
    February 14

    LE NONNE DI PLAZA DI MAYO HANNO TROVATO IL NIPOTE NUMERO 82!!!!

    Una causa per festeggiare

    Por Alejandra Dandan

    Le nonne di Plaza de Mayo ci raccontaranno oggi parte della sua storia, quella che le ha messo dietro della ricera di suoi veri genitori quAndo aveva cominciato a sospettare che forse lui era figlio di "desparecidos". Quel giorno mandava un messagio via e-mail alla casa delle Nonne di Plaza de Mayo. E cominciava a cercare su Internet,archivi, foto e imagini, cercando e trovando alcuni che si assomigliavano a lui. Suoi amici lo incoraggiarono a cercare: Tutto questo ha arrivato al punto finale una settimana fa: quel giorno Sebastiàn riceveva i resultati degli essami di ADN che confirmavano la sua filiazione come figlio di Gaspar Casado e Adriana Tasca, sequestrati alla fine del 1977 e ad oggi desaparecidos.

    Sarà la famiglia di Sebastiàn chi ci raccontaranno oggi nel pomerigio argentino sulla ricerca che hanno cominciato tanti anni fa, ma che lui non conosceva. Gaspar e Adriana erano suoi genitori. Adriana era molto magra. La avevano rapita in dicembre del 1977 nella cità de La Plata con cincue mesi di gravidanza. A Gaspar lo avevano rapito tra il 10 e 12 de dicembre di quel anno quando tutti due avevano perso il contatto. Lui è stato detenuto nell' ESMA, a lei la portarono a "la Cacha", uno dei posti che hanno funzionato come centro clandestino nella periferia de La Plata.

     

    Chi hanno stato dietro dei passi di Gaspar e di Adriana, hanno arrivato a sapere con il passo del tempo che lei era riuscita ad arrivare alla fine della gravidanza durante la sua prigionia. Per il testimone di due enfermiere hanno anche saputo, che a principio di 1978 lei aveva "molta pancia". Il parto era stato previsto per i medici per gli ultimi giorni di marzo o principio di aprile. Sebastiàn è nato il 27 di marzo.

    Da lì in poi, la sua storia è quella che lui e quelli che lo acompagnano in questo processo di ricostruzione intentaranno scoprire. Come è successo con una parte dei figli di "desaparecidos", Sebastiàn non è finito in mani di militari seno di una coppia relazionata con le forze di securità. Anche nel suo caso, è stato registrato come figlio naturale e biologico di genitori che non erano i suoi. Soltanto molti anni dopo ha saputo che era adottato, ma non cominciò la ricerca di suoi genitori biologici subito. Questo arrivo dopo.

    Quando è riuscito a inviare il suo primo messagio a la casa delle Nonne di Plaza de Mayo aveva passato il tempo e la vita. La persona che aveva fatto le volte di padre o appropriatore era morta. Lui si trovava con gente della sua stessa età, amici e conosciuti che lo avevano incoraggiato nel ricercare e nella strada. Non sapeva ne ha saputo il suo vero nome fino a pochi giorni fa. Nemmeno, conosceva il nome dei suoi genitori neanche che c'era una antica causa giudiziaria nella che si denunciava l' appropriazione.
    Fino quando ha cominciato ad avere questi dubbi, Sebastiàn nemmeno sapeva che suoi genitori avevano pensato un nome per lui,volevano chiamarlo Josè.

    Sebastiàn ha conosciuto parte di questa storia una settimana fa, quando la Comissione Nazionale per il Diritto alla Identità (Conadi) ha confermato suoi dati di filiazione partendo dai resultati di un essame genètico. Sebastiàn si aveva sottoposto agli studi il 23 de settembre del anno scorso incoraggiato per i suoi amici. Lui era sicuro di che si assomigliava a qualcuno, a una di tutte quelle foto che aveva visto. Ma non lo sapeva. Coloro che sono stati a suo fianco dicono che lui soltanto ha presso la decizione di sottoporsi agli studi quando ha intuito che suoi nonni biologici erano ancora vivi.

    E era così. Sua nonna Angela de Tasca vive a Mar del Plata. E la sua famiglia restituita sarà chi acompagne oggi alle Nonne nella conferenza stampa delle 15 in Virrey Cevallos 592.

    PAGINA 12- (14/02/2006)

    January 23

    1500 GIOVEDI' DI RESISTENZA E LOTTA

     "MADRES DE PLAZA DE MAYO"   
     
    ORGANIZZA:            
     
         25° MARCIA DELLA  
              RESISTENZA
    1500 GIOVEDI' DI LOTTA E 
     
               RESISTENZA 
     
    IL 26 GENNAIO SARA' IL GIOVEDI' NUMERO 1500 NEL QUALE LORO NON HANNO MAI SMESSO DI MANIFESTARE IN PIAZZA.
    PER QUELLO HANNO DECISSO DI REALIZZARE  LA SUA MANIFESTAZIONE IL 25-26 GENNAIO, RIVENDICANDO SUOI 30.000 FIGLI "DESAPARECIDOS" E DEDICANDOLA AI LAVORATORI DELLE FABRICHE OCCUPATE.    
    December 18

    TROVATO L'81ESIMO FIGLIO DI DESAPARECIDOS

    Tutto è cominciato il 21 gennaio 1977. Inés e Rubén vivevano a Quilmes. Lei, operaia tessile, frequentava la scuola superiore; lui, operaio metallurgico, era studente di storia all’università di La Plata. Furono portati via, perchè lei militava nella Ues.
    Nel carcere dove fu rinchiusa nacque il piccolo Leonardo. Era il 12 marzo del 1977.
    Dalle ricerche condotte dall’associazione delle Nonne, sembra che nel carcere dov’erano detenuti fossero trattati con un programma particolare, tanto da non comparire nell’elenco dei prigionieri. Grazie alle testimonianze raccolte è emerso che al momento del parto Inés aveva appena compiuto 17 anni. Era il suo primo figlio. Le sue compagne di prigionia le spiegavano gli esercizi di respirazione e cercavano di aiutarla a prepararsi al parto. Quando le cominciarono le contrazioni, i primi giorni di marzo, tutti chiesero l’intervento di un medico. Si presentò il commissario medico Jorge Antonio Bergés, che la portò assieme con un’altra donna incinta in un edificio nelle vicinanze, dove le fece una supposta visita ginecologica. Poi la riportò in cella. Quando le contrazioni arrivarono forti e decisive, fu stesa su una tavolaccia sporca, legata ai polsi e alla fronte, e guardata a vista da un branco di poliziotti. In queste condizioni dette alla luce suo figlio. Stettero insieme meno di 5 giorni. Poi le guardie le dissero che El Coronel desiderava conoscere il bambino. Non lo rivide mai più. Di lei non si è saputo più niente. Silenzio assoluto anche sul destino toccato a Rubén.
     
    desaparecidosPer il proprio sangue. Nel marzo del 2004, arrivò alla filiale di La Plata delle Nonne di Plaza de Mayo un giovane che, con molti altri ragazzi, era in cerca di qualcuno che lo aiutasse a risolvere i dubbi sulla sua vera identità. “Vorrei sapere chi sono”, disse. L’unica cosa di cui era certo è che coloro che lo avevano cresciuto non erano suo padre e sua madre. Così, nell’aprile dello stesso anno si presenta davanti alla Commissione Nazionale per il Diritto all’Identità (Conadi), che promette di aprire le indagini. Davanti all’evidenza che quel giovane pieno di voglia di sapere fosse uno dei nipoti tanto cercati, la Conadi ordina la perizia genetica al Banco nazionale dei dati genetici, in modo da realizzare l’esame del Dna incrociandolo con i singoli dati dei distinti gruppi familiari dei desaparecidos.
    Finalmente, l’11 agosto scorso, il Banco nazionale ha rivelato il verdetto: quel giovane è proprio uno dei nipoti ricercati dalle Abuelas. Nome, cognome e albero genealogico del ragazzo è ricostruito. Si tratta di Leonardo, di quel bambino nato sul tavolo della cucina del carcere, che porta lo stesso nome di suo padre.
    Leonardo ha riabbracciato così sua nonna, ha guardato per la prima volta la foto di sua madre, ha ascoltato il racconto su chi era sua padre. Ha potuto finalmente cominciare il lungo cammino verso la sua storia, verso se stesso.
    Per le Abuelas de Plaza de Mayo lui è invece la speranza, la concreta testimonianza che l'amore vince, sconfigge la violenza, la follia, la guerra, la morte. Per le Nonne è un’altra vittoria, la conferma che la verità deve arrivare, prima o poi. E sicuramente, sempre e comunque, meglio tardi che mai.