MARIELA's profileASI ESTOY UN POQUITO MAS...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January 12 MADRES CORAJE- MADRI CORAGGIO
Sonetto n°XV Quando penso che tutto ciò che nasce Resta perfetto un solo breve istante, E questa scena immensa offre solo fantasmi Su cui le stelle calano il loro arcano influsso. Quando vedo crescere gli uomini come le piante, Favoriti o contrastati dallo stesso cielo, E vantarsi in gioventù e al culmine decrescere, Cancellando dalla memoria 1' orgogliosa primavera, Allora nel sogno di questa vita precaria, Ti mostri ai miei occhi di gioventù vestito, Mentre il tempo e la morte cospirano insieme, Per trasformare in fetida notte il tuo fresco giorno. Allora per amor tuo lotto col tempo E come esso ti lacera, io ti risemino ancora. William Shakespeare April 04 AFGHANISTAN - 04.04.07
March 24 A 30 ANNI DELLA MORTE DI RODOLFO WALSH
Lettera aperta alla Giunta militare Buenos Aires, 24 marzo 1977
1. La censura sulla stampa, la persecuzione degli intellettuali, la violazione della mia casa nel Tigre, l’assassinio di amici cari e la perdita di una figlia che è morta combattendovi sono alcuni dei fatti che mi obbligano a questa forma di espressione clandestina, dopo aver discusso liberamente come scrittore e giornalista durante quasi trent’anni.(...) Il 24 marzo 1976 avete rovesciato un governo di cui facevate parte, al cui discredito avete contribuito come esecutori della sua politica repressiva, il cui termine era segnato da elezioni convocate entro nove mesi. In quella prospettiva ciò che voi avete stroncato non è stato il mandato provvisorio di Isabel Martínez,2 ma la possibilità di un processo democratico in cui il popolo rimediasse ai mali che voi avete continuato e aggravato.
Riempite le carceri ordinarie, avete
creato nelle principali guarnigioni del
paese virtuali campi di concentramento
nei quali non sono ammessi giudici, avvocati,
giornalisti, osservatori internazionali.
Il segreto militare dei procedimenti,
invocato come necessità dell’indagine,
trasforma la maggior parte delle detenzioni
in sequestri che consentono la tortura
senza limiti e la fucilazione senza
processo.(...)
Attraverso successive concessioni al
presupposto che il fine di sterminare la
guerriglia giustifica tutti i mezzi che usate,
siete arrivati alla tortura assoluta, atemporale,
metafisica, a mano a mano che il
fine originale di ottenere informazioni si
smarrisce nella mente perturbata di chi la
esercita per cedere all’impulso di calpestare
la sostanza umana sino a frantumarla
e farle perdere la dignità che il carnefice ha
perduto, che voi stessi avete perduto.(...) Con questi enunciati si esaurisce la finzione
di bande di destra, presunte eredi
delle Tre A di López Rega,10 in grado di
attraversare la maggior guarnigione del
paese su camion militari, di coprire di
morti il Río de la Plata o di gettare prigionieri
in mare dai mezzi di trasporto
della Prima Brigata Aerea,11 senza che se
ne accorgano il generale Videla, l’ammiraglio
Massera o il brigadiere Agosti.(...)
Comprimendo i salari col calcio del fucile mentre i prezzi salgono sulla
punta delle baionette, abolendo ogni forma
di protesta collettiva, vietando assemblee
e commissioni interne, allungando orari,
aumentando la disoccupazione al record
del 9%,promettendo di aumentarla con
300mila nuovi lincenziamenti, avete retrocesso
i rapporti di produzione agli inizi
dell’età industriale e quando i lavoratori
hanno voluto protestare li avete chiamati
sovversivi, sequestrando interi gruppi di
delegati, che in alcuni casi sono riapparsi
morti e in altri non sono riapparsi.(...)
Basta camminare per qualche ora nel
Gran Buenos Aires per verificare la rapidità
con la quale una simile politica l’ha
trasformata in una città-miseria di dieci
milioni di abitanti(...)
Se una propaganda opprimente, riflesso
deforme di malvagità, non pretendesse
che codesta giunta procura la pace, che
il generale Videla difende i diritti umani
o che l’ammiraglio Massera ama la vita,
bisognerebbe ancora chiedere ai signori
comandanti in capo delle Tre Armi di
meditare sull’abisso al quale conducono
il paese, nell’illusione di vincere una
guerra che, anche se ammazzassero l’ultimo
guerrigliero, non farebbe altro che
ricominciare sotto nuove forme, poiché
le cause che da più di venti anni dànno
impulso alla resistenza del popolo argentino
non spariranno, ma si aggraveranno
per il ricordo della strage avvenuta e la
rivelazione delle atrocità commesse. Queste
sono le riflessioni che nel primo anniversario
del vostro infausto governo ho
voluto far arrivare ai membri di codesta
Giunta, senza speranza di essere ascoltato,
con la certezza di essere perseguitato,
però fedele all’impegno che ho assunto da
molto tempo di dare testimonianza nei
momenti difficili.
Rodolfo Walsh
March 15 UN PO' DI GIUSTIZIA...COMO A LOS NAZIS LES VA A PASAR,
ADONDE VAYAN LOS IREMOS A BUSCAR!!!!!!!!
gracias Italia,
grazie Italia!!!!!!!!
ERGASTOLO PER 5 EX UFFICIALI ARGENTINI
La corte d'Assise di Roma ha condanato all'ergastolo 5 ex ufficiali della Marina argentina accusati di aver ucciso 3 cittadini di origine italiana, scomparsi in Argentina nel periodo della dittatura militare. Per Jorge Eduardo "Tigre" Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Hèctor Antonio Febres e Antonio Vanek disposta anche la pena accessoria di un anno di isolamento in carcere.Roma 14/03/07
February 27 8 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNACAMPAGNA INTERNAZIONALE PER IL DIRITTO ALLE VISITE FAMILIARI DI DUE DONNE CUBANE AI LORO MARITI, PRIGIONIERI NEGLI STATI UNITI
Dal 12 settembre 1998, Cinque Cubani soffrono delle ingiuste condanne nelle prigioni degli Stati Uniti per aver controllato le organizzazioni terroristiche di origine cubano-americana con di Miami, che per più di quaranta anni hanno attuato centinaia di attentati terroristici provocando la morte e l’invalidità di 5000 cittadini cubani. Alle ingiuste e smisurate condanne (4 ergastoli più 74 anni di prigione) si è aggiunto un castigo crudele per le loro famiglie. A madri, mogli e figli non vengono concessi permessi per le visite familiari. La media delle visite nella maggioranza dei casi è di una volta all’anno. Questa violazione inammissibile del diritto di tutti i prigionieri e diritto dei familiari, è ancor più grave nel caso di due di loro: Renè Gonzalez e Gerardo Hernadez, a cui si proibiscono le visite delle loro mogli. Olga Salanueva, moglie di René, non vede suo marito da sei anni. Adriana Perez, moglie di Gerardo, non ha mai potuto visitare il marito, sin dal momento del suo arresto. Olga e Adriana sono cittadine cubane esemplari. Entrambe hanno sollecitato i visti in 7 occasioni e in 7 occasioni il governo degli Usa lo ha negato. Il governo nordamericano non ha nessuna ragione per negare a queste famiglie il diritto di incontrarsi. Nella edizione in inglese del libro “Lettere d’amore” che raccoglie la corrispondenza tra i Cinque, le loro mogli ed i loro figli, Alice Walker, scrittrice nordamericana, scrive: “Il trattamento che loro hanno ricevuto è vergognoso. Il silenzio su questi trattamenti è ancora più vergognoso. Dove sono i membri del Congresso, i Senatori ed i Congressisti sui quali dovremmo poter contare in casi come questi? Persone che hanno la forza di insistere perchè i prigionieri non siano oggetto di tortura. Che non si deve negare ai loro figli il diritto di vedere i loro genitori, che le loro mogli e le loro madri non siano portate alla disperazione dai numerosi intenti di vedere i loro cari, in questo caso incarcerati ingiustamente”.
Facciamo un appello a tutte le donne del mondo, per protestare contro questa enorme ingiustizia, dimostrare la nostra solidarietà ed esigere dal governo nordamericano che conceda immediatamente i visti che permettano loro di visitare i mariti in prigione. In questa battaglia ci accompagnano migliaia di uomini e donne solidali, compresi 9 premi Nobel. Recentemente, il 17 gennaio, Amnesty International, ha fatto una dichiarazione pubblica a favore di questa causa. Esortiamo tutte le donne del mondo a realizzare una forte Campagna Internazionale dall’8 marzo fino al 14 maggio, in coincidenza con il Giorno Internazionale della Donna e la Festa della Mamma. Per Olga Salanueva e Adriana Perez proponiamo: - menzionare la richiesta per i visti ad Adriana e Olga in tutte le azioni che si realizzano nel Giorno Internazionale della Donna. -Sollecitare giornaliste e scrittrici a ricordare le violazioni che subiscono le due donne cubane. -Sensibilizzare le donne parlamentari. -Inviare messaggi a Condoleeza Rice. -Consegnare i documenti di protesta nelle sedi dei Consolati degli Usa in America Latina ed Europa. -Realizzare conferenze che trattino questa flagrante violazione, come una nuova forma di tortura sui prigionieri e di violenza sulle due donne.
Per maggiori informazioni: February 09 SINDACATO DI PRECARI
January 24 Lettera per AbirDiffondiamo la lettera inviata dall'europarlamentare Luisa Morgantini:
January 11 GRANDE EVO!!!
Riserve indiane Si è mai visto un indiano imporre all’uomo bianco un visto per l’entrata nelle riserve? A partire dal primo gennaio 2007 i cittadini degli Stati uniti dovranno richiedere il visto per entrare in Bolivia, fino a poco tempo fa una delle riserve indiane più classiche (e ricche). Lo ha deciso il presidente Evo Morales, un indio aymara, nella riunione di governo convocata alla mezzanotte fra il 31 dicembre e l’1 gennaio nel Palacio Quemado di La Paz. Strano giorno e strana ora per un consiglio dei ministri. Simbolici. Per dire che a partire dal 2007 un’epoca è finita e un’altra è cominciata. Il decreto di Evo potrebbe sembrare una ripicca di uno che passa per essere troppo amico di Fidel Castro e Hugo Chavez e quindi nemico di George Bush. Ma è solo l’applicazione della regola aurea della diplomazia di qualisiasi paese sovrano. «Il principio della reciprocità», come ha detto ieri il ministro degli esteri boliviano David Choquehuanca, nome e faccia da aymara. Gli Stati uniti esigono il visto d’entrata per i cittadini boliviani, la Bolivia esige il visto d’entrata per i cittadini statunitensi. Né di più né di meno. Però suona strano sapere che nella Bolivia per la prima volta indipendente dopo 200 anni di «indipendenza» gli Stati uniti sono passati dal primo al terzo livello. Dal primo livello, i paesi i cui cittadini non hanno bisogno di visto d’entrata, al terzo livello. Insieme all’Angola, Buthan, Ciad, Congo, Ruanda, Somalia, Yemen, Indonesia, Taiwan (e alla Cina). Ultimamente il vecchio «cortile di casa» dà segni di insofferenza. Un paio d’anni fa il Brasile di Lula impose ai cittadini statunitensi che andavano a svernare sulle spiagge di Rio l’obbligo umiliante delle impronte digitali (reciprocità anche allora). Ora la Bolivia di Evo. Ma anche del gas e del petrolio, e della coca. Tutti generi che sul mercato Usa tirano. Via col visto, allora. In attesa di sapere se il prossimo passo sarà quello di obbligare i boliviani che vogliono sbarcare negli Stati uniti a rivelare - come si è appena saputo che ha accettato di fare l’Europa - il numero delle carte di credito e delle e-mail, cosa mangiano e con chi vanno a letto, per quale squadra tifano. Chissà che, nel caso, gli aymara Evo e Choquehuanca non mostrino più dignità e decenza di noi europei Di : Maurizio Matteuzzi sabato 6 Gennaio 2007 BELLA CIAO December 29 HAPPY NEW YEAR!!!So this is Xmas
and what have we done?
Another year over
and a new one just began.
E NOI, COSA ABBIAMO FATTO???
December 10 UN FILM DA NON PERDERE... LA DIGNIDAD DE LOS NADIES
LA DIGNITA' DEGLI ULTIMI
di Fernando "Pino" Solanas
Sappiamo quello che non vogliamo, dicono i protagonisti, e quello che vogliamo lo costruiremo insieme". Durante gli anni ’90 reiterarono l’idea che la realtà non poteva essere cambiata, che, dovevamo rassegnarci alla via unica neoliberista. Una cultura della sconfitta, amnesiaca, e ipocrita, si infiltrò nel profondo dei sentimenti di milioni di persone. Ma un’altra realtà veniva dimostrata, diversa, attraverso mille di atti individuali e collettivi. Con “La Dignità…” ho voluto rivelare le piccole vittorie e prodezze quotidiane dei “nessuno” (los nadies), alternative e proposte solidali che dimostrano come un mondo può essere cambiato.Fernando "Pino" Solanas".
Diceva Eduardo Galeano che i “nessuno” ( los nadies) erano quelli che costavano meno della pallottola che li ammazzava, i poveri che nonostante avessero tutto contro, continuavano a vivere tentando, aspettando. "Una fabbrica può funzionare senza padrone, ma non funziona senza operai" dicevano nelle fabbricche recuperate.
December 07 I MAPUCHE CONTESTANO BENETTON LA TIERRA NO SE VENDE
I mapuche contestano Benetton Le prime uscite di shopping natalizio, al centro di Roma, hanno avuto mercoledì 6 dicembre un fuoriprogramma. Due rappresentanti del popolo indigeno mapuche, Rogelio Fermin e Dina Huincaleo, arrivati dall’Argentina, hanno contestato la multinazionale italiana Benetton, con un’azione davanti al negozio dell’azienda, a Piazza di Spagna. Le foto sono di Simona Granati.
Roma: indigeni Mapuche protestano contro la Benetton mercoledì, 06 dicembre, 2006 Terre ancestrali dei Mapuche - da nadir.org Una delegazione di indigeni Mapuche, popolo nativo della Patagonia Argentina ha manifestato oggi contro la Benetton di fronte ad una delle sue principali filiali, a Piazza di Spagna - informa l’associazione A Sud. Il popolo Mapuche, che vive nella regione della Patagonia, denunciato il gruppo italiano Benetton - proprietario di oltre 900 ettari nel sud dell’Argentina - perchè responsabile dell’espropriazione e dello sfruttamento delle terre indigene. Il conflitto risale all’ottobre 2002 quando la famiglia mapuche Curiñanco-Nahuelquir, proprietaria di 250 etteri di terra nella provincia di Chubut, 1500 chilometri a sud est di Buenos Aires, venne espulsa dalle proprie terre per volontà della compagnia italiana. In quella zona, è stato dimostrato, sono presenti giacimenti minerari d’oro. La denuncia della famiglia Curiñanco-Nahuelquir si risolse, nel maggio successivo, con una sentenza del tribunale locale che proclamò proprietaria della terra la Compagnia Tierras Sud Argentino, impresa di orgine britannica appartenente al consorzio tessile italiano dal 1991. In seguito alla sentenza intervenne il premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel. In una lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica, Pérez Esquivel denunciò che la Benetton, come altre grandi imprese straniere presenti nella zona, appropriandosi dei territori indigeni impedisce alle comunità native l’accesso all’acqua e alle vie di comunicazione. “Provo stupore e dolore a sapere che lei, un imprenditore di livello internazionale, si è avvalso dei soldi e della complicità di un giudice senza scrupoli per togliere le terre ad una povera famiglia di fratelli Mapuche, nella provincia di Chubut, nella Patagonia argentina” - scriveva Pérez Esquivel. “Le cittadine e i cittadini di Treviso, sede delle sua azienda, non so cosa pensano delle sue attività. Mi auguro che reagiscano con senso critico e pretendano che lei si agisca con dignità, restituendo questi 385 ettari ai suoi legittimi proprietari, ponendo fine a questo furto. Sarebbe un gesto di grande levatura morale e le assicuro che ne riceverebbe di più che con le terre” - concludeva il Premio Nobel. A distanza di anni il conflitto è ancora aperto. [GB] TUTTI GLI ARTICOLI E FOTO CORRELATE AL LINK: November 28 MESSICOMESSICO: IL MINISTRO DELLA TORTURA
GUADALAJARA - Mentre a Oaxaca si galoppa verso il punto di non ritorno, tre giorni fa, lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, ha raccontato a chi scrive un episodio dell'ultima campagna elettorale messicana, che sembra preso di peso dalla storia del 18 aprile 1948 in Italia. Nello stato di Jalisco, governato da 12 anni dal PAN, in 450 parrocchie, si sono trovate almeno due persone che hanno sottoscritto denunce contro i parroci che hanno fatto apertamente campagna elettorale contro Andrés Manuel López Obrador: "in tutte le denunce -dice Taibo II- i parroci hanno affermato che AMLO sarebbe andato a levare le scarpe ai bambini dei parrocchiani". Al di sopra dei parroci c'erano di concerto la curia di Guadalajara -la regione più conservatrice del paese- e il governatore dello Stato Jalisco, del quale Guadalajara è capitale, Francisco Ramírez Acuña (nella foto con Vicente Fox). È quello stesso Ramírez Acuña che il 28 maggio 2004 lanciò Felipe Calderón come precandidato alla Presidenza e che oggi, con la nomina a Ministro dell'Interno, passa all'incasso di quell'assegno in bianco. In quelle stesse ore, il dettaglio é particolarmente sinistro, un centinaio di ragazze e ragazzi venivano torturati nella Bolzaneto di Guadalajara. Furono giorni eccitanti per Ramírez Acuña. A Guadalajara -la stupenda capitale della Tequila- si teneva il vertice euroamericano. Tra gli altri andarono Romano Prodi come commissario europeo e Franco Frattini, all'epoca Ministro degli Esteri di Silvio Berlusconi. Ramírez Acuña si vantò pubblicamente di avere infiltrato i manifestanti che protestavano contro quel vertice per provocare incidenti tra i manifestanti pacifici, capeggiati dal futuro presidente boliviano Evo Morales, e la polizia. Ma il meglio doveva ancora arrivare, lo ricorda Jaime Áviles, inviato de La Jornada: la sera dopo gli scontri Ramírez Acuña ordinò "voglio cento detenuti, subito!" Come nella Roma occupata, decine di camionette percorsero la città a razziare giovani. Furono presi per i capelli dai ristoranti, dai giardini, dai bar, fino a raggiungere il numero richiesto dal Kesserling di Jalisco. Un ragazzo di Monterrey fu sequestrato direttamente dalla Croce Rossa dove era arrivato coperto di sangue. Ragazze e ragazzi furono portati in un sottoscala della direzione alla sicurezza. Le donne furono denudate e abusate sessualmente, gli uomini furono picchiati selvaggiamente. La mattina dopo la metà fu liberata, e l'altra metà fu ancora torturata fino a firmare confessioni fantasiose per crimini mai commessi per le quali -conclude Áviles- alcuni furono tenuti in carcere per un anno e altri pagarono multe astronomiche. Quello del vertice del 2004, è solo uno degli episodi sinistri nei quali fu coinvolto Ramírez Acuña. Già nel 1999 un detenuto per presunti crimini comuni morì sotto tortura. Nel 2002, un una località isolata, si teneva un rave che radunava migliaia di giovani. Con la scusa della presenza di droga, nella retata ne furono detenuti 1.500. La Commissione Statale per i Diritti Umani (CEDH) afferma che le detenzioni furono arbitrarie e che il trattamento dei giovani fu crudele, inumano e degradante. Proprio la CEDH denuncia che il Governatore Ramírez Acuña è stato l'uomo chiave nel permettere e proteggere garantendo l'impunità per almeno 640 casi di tortura certificati in Jalisco tra il 2001 e il 2005, anno nel quale si arrivò al record di 132 denunce per tortura. Secondo la CEDH -sempre ignorata da Ramírez Acuña- il dato non definitivo del 2006 sicuramente supererà tale record. Di nuovo, in particolare, i rapporti che condannano Ramírez Acuña parlano di "persistente intolleranza verso le manifestazioni giovanili e l'esercizio, da parte dei giovani, di diritti civili e politici". Durante il suo governatorato "installò un'ideologia morale piena di pregiudizi sui giovani, le loro forme di espressione e identità, i loro diritti". Cinquantasei organizzazioni per i diritti umani -Tra queste Amnistia Internazionale e Human Rights Watch- si sono già espresse contro la nomina di Ramírez Acuña per fatti così gravi che lo rendono incompatibile per ogni incarico pubblico. Questo campione della riconciliazione e della tolleranza è stato scelto da Felipe Calderón e dagli interessi che maneggiano come un'opera dei pupi il suo governo clerical-confindustriale come nuovo Ministro dell'Interno. Più chiaro di cosí il segnale del nuovo governo ai mille conflitti sociali che tormentano il Messico non poteva essere: repressione, mano dura, tortura. Il Messico è ad un passo da una svolta autoritaria. November 24 ANCORA...Roma, processo ai torturatori di Garage Olimpo![]() Tutto ha inizio il 24 marzo 1976, quando il generale Jorge Videla instaura il regime militare. Quelli furono gli anni bui della dittatura, gli anni della guerra sucia (guerra sporca), dove sequestri, sparizioni e esecuzioni sommarie costarono la vita a oltre trentamila persone. Tra i tanti desaparecidos (scomparsi) a non fare più ritorno, tre persone italo-argentine che furono detenute nella base sotterranea della caserma della marina militare denominata Esma; un luogo di tortura, posto nel centro di Bueno Aires, dove sono passate 5.500 persone senza fare più ritorno. «Per loro e per chi non ha ancora ottenuto giustizia stiamo combattendo anche con questo processo» spiega Innocencia Luca vedova di Giovanni Pegoraro e madre di Susanna, entrambi desaparecidos visti ancora vivi l´ultima volta nella caserma dell´Esma da numerosi testimoni. Susanna quando scomparve aveva 21 anni ed era incinta. Il suo successivo omicidio e la sottrazione del figlio sono stati provati dalle inchieste delle associazioni umanitarie argentine Madres de Plaza de Mayo e Abuelas de Plaza de Mayo (madri e nonne della Plaza de Mayo di Buenos Aires, la piazza antistante il palazzo della presidenza, dove le donne si riuniscono ogni giovedì dal 30 aprile del 1977 perché vogliono conoscere il destino dei loro congiunti). «A pagare per questa e per altre storie di morte sono stati in pochissimi fino ad oggi, ma, in questo trentesimo anniversario dal golpe argentino, il rinvio a giudizio di cinque militari responsabili delle stragi ci apre un futuro di speranza e ci fa fare i conti con un passato tragico. L´impunità di cui hanno goduto sino ad ora questi assassini deve essere superata attraverso la giustizia». A parlare è Estela Carlotto, presidente delle Abuelas de plaza de Mayo che, per la causa che difende è stata vittima di un attentato. «Ma le vittime della guerra sporca meritano giustizia» spiega Estela che ha visto scomparire la figlia ventitreenne incinta di un nipote portato via da sua madre cinque ore dopo il parto. «Siamo grati al pubblico ministero Francesco Caporale che ha ottenuto il rinvio a giudizio del latitante Jorge Vildoza, ricercato in Spagna e in Italia, dei già detenuti Jorge "tigre" Acosta , Antonio Febres, Antonio Vanek e Alfredo Astiz, con l´accusa di omicidio volontario premeditato». Il soprannome che veniva attribuito a questi personaggi durante il regime era angeli della morte e si capisce perché dal racconto raccapricciante di alcuni testimoni: «i prigionieri che venivano caricati sugli aerei venivano addormentati con un sonnifero, poi dopo un´iniezione di sedativo più potente, venivano buttati vivi nel mare, un´esecuzione senza appello che i soldati argentini avevano appreso, insieme ad altri metodi controrivoluzionari, dai fuoriusciti francesi della guerra d´Algeria che avevano trovato riparo in Sud America». Una battaglia difficile per punire i colpevoli di questo silenzioso genocidio che è potuta continuare solo grazie all´abolizione delle leggi sull´immunità, da parte della suprema Corte di giustizia argentina. Leggi che proteggevano i responsabili di quelle atrocità. In Argentina sono attualmente in corso almeno 100 processi con 230 militari e poliziotti in stato d´arresto. A luglio 2006 c´è stata la prima condanna di un sottufficiale della polizia federale che ha avuto 25 anni di carcere per aver torturato prigionieri. «Questa è un grande passo avanti per chi ha dovuto assistere a certe ingiustizie per chi quegli orrori li ha vissuti», spiega il regista Marco Bechis, che a vent´anni venne sequestrato e detenuto dai torturatori argentini per quattro mesi in un carcere clandestino chiamato Club Atletico. Bechis decise di farne un film Garage Olimpo. E tra le tante iniziative proposte per la memoria del genocidio c´è la traduzione teatrale del lavoro di Bechis che va in scena martedì 7 novembre, al teatro l´Orangerie di Roma. Un progetto che, spiega il regista, è un modo per far capire davvero agli spettatori le paure e l´angoscia dei desaparecidos. Un palcoscenico che sarà una prigione, gli spettatori esposti in prima persona al terrore e al supplizio. «Dietro questa scelta si nasconde il forte desiderio di avere giustizia chiedendo aiuto anche ai cittadini italiani che devono sapere - spiega Bechis - perché la sentenza italiana non avrà valore in Argentina se i processati non compariranno, si emetterebbero condanne in contumacia, ma la procedura argentina non prevede questo tipo di giudizio, per cui non riconoscerebbe la sentenza di Roma e un´altra impunità sarebbe compiuta». Luigina D'Emilio/ L'UNITA'ONLINEOctober 27 UN ANNO FA.....Un anno fa... cominciavo questo blog per essere un poco più vicina alla mia gente (Asi estoy un poquito màs cerca), ma oggi mi trovo con tanti nuovi amici, che mi sono vicini in modo un po' speciale, oggi vedo l'Italia con occhi diversi, senza tanta paura, senza tanta solitudine, con gente che mi ha fatto capire che posso trovare "la mia gente" dovunque,
Grazie per questo anno pieno di parole, di lotta, di solidarietà, di amicizia....Gracias!!!
Un anno fa scrivevo su un film italiano che in Argentina mi aveva fatto emozionare, e che allora guardavo in modo diverso, forse con più nostalgia...
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente, hai linee di luna, sentieri di mela, nuda sei delicata come il grano nudo. Nuda sei azzurra come la notte a Cuba, hai rampicanti e stelle fra i capelli, nuda sei enorme e gialla come l'estate in una chiesa d'oro. Nuda sei piccola come una delle tue unghie, curva, sottile, rosea finch nasce il giorno e t'addentri nel sotterraneo del mondo come in una lunga galleria di vestiti e di lavori: la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia e di nuovo torna a essere una mano nuda. October 24 LA BARBARIE DELLA LAPIDAZIONE
October 15 PREMIO NOBEL ALLA BANCA ETICA. PERCHE’ NON CANCELLARE IL DEBITO?Festeggiare il Nobel per la pace di Muhammad Yunus rappresenta la grande vittoria dell' "economia dal basso", del "microcredito" e della "banca etica", di quella teoria economica che fa della cooperazione e della solidarietà tra i soggetti il motore dell'economia, dello sviluppo e della sopravvivenza delle etnie. Un premio Nobel va ad un economista che grazie alla sua intuizione ha dato vita ad un'istituzione, la Banca Grameen, il cui funzionamento si basa sulla creazione di un gruppo di persone e imprese che partecipano all'istituto di credito come azionisti perché depositanti o soggetti finanziati e diventano responsabili solidali per la garanzia del credito concesso, mantenendo sempre un sufficiente livello di capitale per far girare i prestiti. Era la "banca del villaggio e dei poveri" ed è diventata negli anni una holding, con sedi in tutto il mondo, ed è ora la banca del Microcredito, una "Microfinance Institution" (MFI) che nient'altro è che un progetto del Fondo Monetario Internazionale per combattere l'impoverimento dei popoli. Allora ci chiediamo, perché il FMI finanzia e sostiene il progetto della Banca Etica ma non decide per la cancellazione del debito dei Paesi sottosviluppati? Perché reclude questo tipo di banca tra i progetti per l'impoverimento e non adotta i suoi principi base nel sistema economico e finanziario? La teoria di Yunus non solo era efficace, ma pericolosa, e per tale motivo è stata inserita nei programmi di sviluppo del FMI, che ha potuto così controllarne la diffusione, l'evoluzione e anche la sua teorizzazione. La portata di questi sistemi creditizi solidali è tutt'altro che trascurabile, ha un forte impatto sull'economia dei paesi composta da piccole e medie imprese o da società non incluse nel circuito delle multinazionali. Innestarle su un territorio vuol dire conferire ad una comunità una fonte di autofinanziamento basato sulla reciproca compensazione degli scambi e sull'eticità della politica del credito, che vive solo nell'interesse dei soci. La diffusione capillare di questo sistema anche nei paesi industrializzati avrebbe evitato molte concentrazioni e fusioni aziendali, che spesso sono infatti dettate da esigenze di credito, nonché una spietata concorrenza verso gli istituti di credito che usurano sul tempo e sull'attività economica delle imprese. È facile dunque capire la forza distruttiva di una tale scoperta, di questa come di molte altre, per cui se non è possibile distruggere un nemico con mezzi convenzionali, lo si imita e lo si fa entrare nel proprio sistema, constringendolo a giocare secondo le proprie regole.leggi tutto... October 08 CONSTERNADOS Y RABIOSOSAsí estamos consternados rabiosos aunque esta muerte sea uno de los absurdos previsibles da vergüenza mirar los cuadros los sillones las alfombras sacar una botella del refrigerador teclear las tres letras mundiales de tu nombre en la rígida máquina que nunca nunca estuvo con la cinta tan pálida vergüenza tener frío y arrimarse a la estufa como siempre tener hambre y comer esa cosa tan simple abrir el tocadiscos y escuchar en silencio sobre todo si es un cuarteto de Mozart da vergüenza el confort y el asma da vergüenza cuando tú comandante estás cayendo ametrallado fabuloso nítido eres nuestra conciencia acribillada dicen que te quemaron con qué fuego van a quemar las buenas buenas nuevas la irascible ternura que trajiste y llevaste con tu tos con tu barro dicen que incineraron toda tu vocación menos un dedo basta para mostrarnos el camino para acusar al monstruo y sus tizones para apretar de nuevo los gatillos así estamos consternados rabiosos claro que con el tiempo la plomiza consternación se nos ira pasando la rabia quedará se hará más limpia estás muerto estás vivo estás cayendo estás nube estás lluvia estás estrella donde estés si es que estás si estás llegando aprovecha por fin a respirar tranquilo a llenarte de cielo los pulmones donde estés si es que estás si estás llegando será una pena que no exista Dios pero habrá otros claro que habrá otros dignos de recibirte comandante. Mario Benedetti Montevideo, octubre de 1967 August 07 FINO A....
July 14 MA DI CHE STATE PARLANDO????
July 04 I COLORI INVISIBILI DI BENETTON
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